La Lombardia registra un’esplosione di nuovi contagi da coronavirus: 1.844 in un solo giorno (ieri erano 1080), con 29.048 tamponi effettuati. Boom di positivi, in particolare, nella provincia di Milano: 1.032 casi, di cui 504 solo nel capoluogo. I morti sono 17, mentre aumentano i ricoveri: +2 in terapia intensiva e +99 negli altri reparti. Cresce dunque l’allarme soprattutto per l’evoluzione della situazione: i positivi al coronavirus aumentano e le ospedalizzazioni stanno “crescendo rapidamente”, ammette il direttore generale Welfare, Marco Trivelli. La preoccupazione riguarda non le terapie intensive, ma i reparti di media-bassa intensità. Perciò la Regione sta lavorando per rendere disponibili “molti più posti per sub acuti”. Una delibera è in cantiere per “aprire mille nuovi letti per ricoveri extra ospedalieri”, annuncia Trivelli. Intanto Antonio Pesenti, coordinatore dell’Unità di crisi della Regione per le terapie intensive, rassicura: “Siamo pronti a riaprire l’ospedale costruito in Fiera“.

Il presidente della Regione Attilio Fontana ha avuto oggi un vertice con il prefetto di Milano Renato Saccone sulle nuove possibili misure da adottare, anche perché l’ordinanza regionale sta per scadere. Il governatore non esclude ad esempio di “differenziare l’orario di inizio delle attività scolastiche“. L’evoluzione del contagio viene guardata con attenzione: “Il confronto con il nostro Cts regionale è diventato costante – conferma Trivelli – la Regione può pensare di proporre misure più restrittive rispetto al Dpcm, vedremo se bisogna fare qualcosa”. I temi caldi, oltre agli orari differenziati per l’ingresso nelle scuole, sono la possibilità di “anticipare la chiusura di alcuni esercizi pubblici, incentivare lo smart working e riuscire a limitare ancora per qualche settimana gli spostamenti“.

Preoccupa la metropoli: “Milano era rimasta fuori dal pericolo nella cosiddetta ‘fase 1’ dell’epidemia, ma la sua densità abitativa facilita il contagio“, spiega il dg Trivelli. E il virologo Fabrizio Pregliasco ipotizza un lockdown nel capoluogo lombardo: “Potrebbe essere possibile. Immaginiamolo come scenario. Lo ha fatto Boris Johnson in Inghilterra per le principali città, ma anche la Francia lo sta immaginando. Purtroppo non vedo perché noi dovremmo essere esentati“, ha detto in un’intervista a Radio Popolare. Il direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano ha poi aggiunto: “Bisogna immaginarlo e pianificarlo, prendere interventi minori e avere soprattutto capacità di ridurre tutto ciò che è un contatto inutile, che in questo periodo va davvero posposto a periodi migliori”, aggiunge. Alla domanda se fosse necessario fare misure più restrittive per la città, “bisogna vedere l’evoluzione di questi giorni, di questo weekend e da lì decidere il da farsi“.

Mettere un freno alla crescita dei nuovi casi è più che mai urgente: secondo Emanuele Catena, direttore della terapia intensiva del Sacco di Milano, “se immaginiamo di proiettare questo trend nei prossimi giorni, la situazione potrebbe diventare esplosiva. “La situazione è sicuramente molto delicata“, conferma all’Adnkronos Salute il dg del Welfare regionale Trivelli, ma “ci troviamo di fronte a uno scenario diverso da quello di marzo-aprile“. Nei mesi dello ‘tsunami Covid’, quelli della prima emergenza sanitaria fronteggiata in Italia, a preoccupare erano la crescita esponenziale delle terapie intensive. E i piani che erano stati predisposti dopo la Fase 1, sia a livello regionale che a livello governativo, “erano stati pensati sulla falsariga di quello che era accaduto a marzo. Quindi bisogna rimodulare la strategia” per rispondere a un quadro differente, spiega Trivelli.

Per questo Palazzo Lombardia lavora su quelle che si chiamano ‘degenze di comunità’, cure intermedie: sono letti a più alta assistenza infermieristica. La Regione mette in campo le risorse per aprire questi letti e “le nostre Ats stanno già sondando le disponibilità”, evidenzia Trivelli. Il contesto in cui potrebbero aprire “può essere sia ospedaliero che in strutture per sub acuti”. Si andrà a cercare “dove ci sono magari posti aggiuntivi non ancora messi a contatto o in strutture non pienamente utilizzate“. “In questo momento quello che ci preme è potenziare i letti. Speriamo che anche i medici di medicina generale siano più solerti, oggi la situazione dei dispositivi di protezione individuale è diversa e il loro ruolo è cruciale per intercettare i casi il prima possibile”, conclude Trivelli.

L’attenzione resta alta anche per la terapia intensiva: in Lombardia sono 150 i posti letto previsti nei vari hub destinati a ricevere i malati di Covid. Se si dovessero riempire tutti, “il progetto della Regione è di riaprire l’ospedale della Fiera di Milano”, spiega all’Ansa Pesenti, coordinatore dell’Unità di crisi della Regione per le terapie intensive. Attualmente in regione sono 64 i pazienti in terapia intensiva. Al momento sono attivi 10 hub, ma se ne potranno attivare progressivamente altri 7-8.

L’articolo Lombardia, boom di casi: +1844. Preoccupano gli ospedali: “Al lavoro per mille nuovi letti”. Pregliasco: “Possibile un lockdown a Milano” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Continua a leggere qui

Fonte: ilfattoquotidiano.it