La competenza legislativa in materia di giovani appartiene sia al governo nazionale che alle Regioni, questo fa sì che vi sia una grande responsabilità degli enti locali rispetto alla condizione giovanile in termini di politiche che possono essere messe in campo. In Basilicata, come testimoniano i dati del barometro regionale della Cisl del IV trimestre, l’alto tasso di disoccupazione giovanile, oltre il 30 per cento (pari a più del doppio del dato medio italiano), contribuisce in maniera determinante al tasso di disoccupazione generale. Anche in Basilicata sono stati i giovani insieme alle donne le categorie che hanno pagato un prezzo altissimo nella crisi innescata dalla Covid-19 perché giovani e donne sono segregati nei contratti di lavoro più precari e a tempo determinato, che non sono stati rinnovati, scivolando cosi nella disoccupazione o nella rinuncia alla ricerca di un’occupazione.

Tanto premesso, di fronte alla proposta dell’assessore regionale al lavoro e alle attività produttive Francesco Cupparo di prevedere incentivi per le imprese che assumono giovani laureati in categorie contrattuali che richiedono una laurea per svolgere mansioni di elevata complessità, apprezziamo il segnale che va nella direzione di predisporre un intervento che da un lato possa arginare l’emigrazione giovanile e dall’altro possa consentire un salto qualitativo alle imprese lucane, ma riteniamo questo segnale molto flebile e poco strutturato. Bisogna uscire dalla logica dei bandi come strumenti di programmazione: i bandi sono interventi specifici che, se non sono pensati nell’ambito di una programmazione pluriennale che tenga conto dell’analisi di contesto, non sortiscono effetti. Non è un caso che la disoccupazione giovanile e il tasso di emigrazione sono aumentati negli ultimi cinque anni.

Ricordiamo che in Basilicata esiste una legge regionale, la n. 11/2000, in materia di “Riconoscimento e promozione del ruolo delle giovani generazioni nella società regionale”, che promuove i diritti della cittadinanza dei giovani, la loro partecipazione autonoma alla società civile e alle istituzioni regionali, nonché il pieno sviluppo della loro personalità a livello culturale, sociale ed economico. Prevede l’adozione di piani biennali per le politiche giovanili, identificando le principali aree di intervento. A questa legge quindi dovrebbe corrispondere un piano di interventi finanziato con risorse regionali ed europee che sostenga innanzitutto, più che i tirocini extra curricolari, il contratto di apprendistato di primo, secondo e terzo livello, contratto che consente un vero e qualificato patto formativo e dignitose condizioni e tutele lavorativi.

Bisogna fare una programmazione pluriennale dei percorsi di alternanza scuola-lavoro, prevedendo protocolli molto operativi tra scuole e associazioni datoriali e sindacali. Il mondo dell’istruzione in Basilicata è pochissimo compenetrato con il tessuto imprenditoriale e produttivo e questo ha determinato la gravissima lacuna degli Istituti Tecnici Superiori in Basilicata, che ricordiamo sono il più potente strumento al momento esistente per consentire ai giovani l’ingresso nella buona occupazione e favorire l’innovazione delle imprese.

Altra pagina critica e sconfortante è quella del programma Garanzia Giovani: la Basilicata è al decimo posto in Europa (dati Eurostat) nella classifica dei Neet con il 22,5 per cento dei giovani tra i 15 e i 29 anni che, di fronte alla carenza di opportunità di lavoro, rinunciano a cercare un’occupazione, ma nella prima edizione del programma Garanzia Giovani la capacità di avviare i giovani Neet in un percorso lavorativo è stata in Basilicata davvero residuale.
Pertanto alla vigilia della seconda edizione di Garanzia Giovani è necessario porsi come priorità l’efficienza del sistema pubblico e privato di servizi al lavoro, per andare al di là della prima accoglienza ed affrontare le criticità dell’incontro domanda offerta di lavoro che non mette a sistema innanzitutto l’incontro tra i giovani e le realtà produttive e della formazione.

Tuttavia, occuparsi di giovani significa anche prendere in carico gli altri bisogni, oltre a quello del lavoro, come quello dell’abitazione, dei servizi per l’infanzia e delle politiche culturali per realizzare realmente quello che recita la legge regionale, ossia promuovere “lo sviluppo della loro personalità a livello culturale, sociale ed economico” e su questo in Basilicata si fa davvero poco.

Riteniamo che le politiche per i giovani in Basilicata rappresentino la vera cartina di tornasole di un nuovo corso di programmazione politica, perché è necessario in una regione che assiste da decenni ad una emorragia di energie che sta lasciando segni irreversibili sulla composizione della demografia e perché obbligati dal piano di rilancio e resilienza nazionale che mette al centro l’occupazione giovanile e l’ingresso dei giovani nei processi decisionali, di cui non devono più essere solo spettatori e talvolta anche vittime per quello che non si fa per loro.

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Fonte: cisl.it