«Ripartire senza perdere ulteriore tempo. La produzione del semilavorato non può più attendere». È l’appello lanciato del segretario nazionale della Fim Cisl, Valerio D’Alò ai produttori di acciaio italiani, in particolar modo al nuovo gruppo Acciaierie d’Italia (ex llva e ArcelorMittal) che, a fronte di una importante richiesta di acciaio, ancora cincischiano nel far ripartire gli impianti.
«Dai dati che ci giungono, dopo lo stop imposto dal Covid – spiega Valerio D’Alò – c’è molta richiesta di acciaio, specie nel comparto dei prodotti piani. Il re dei prodotti piani è la lamiera, semilavorato che si ricava dalla laminazione a caldo di bramme o dalla spianatura e taglio a misura di un nastro. Nel primo caso si parla di lamiera da treno, nel secondo caso lamiera da coil. Si tratta di prodotti che vengono usati nell’industria automotive principalmente, nella carpenteria metallica e nella meccanica, o anche nel mondo delle costruzioni. I piani sono la specialità di Acciaierie d’Italia e sono anche il prodotto principale anche del gruppo cremonese Arvedi, e di Liberty Magona, nonché del centro servizi Eusider Group».
Secondo Federacciai i prodotti piani hanno segnato a oggi una sensibile ripresa rispetto all’ampia caduta del 2020. E così, tra le aziende del settore si registra una forte richiesta da parte del mercato, come dimostra Liberty Magona, leader del mercato italiano per i prodotti piani zincati e preverniciati che – a regime – ha una capacità produttiva di 800mila tonnellate l’anno.
«Il mercato di quest’azienda – fa notare D’Alò – è condizionato dai livelli di produzione di altri stabilimenti. Nel caso specifico dalla produzione di qualità del gruppo Acciaierie d’Italia che, al momento, non sembra però rispettare i tempi di consegna. Urge, quindi, richiamare il personale dalla Cig e aumentare i livelli di produzione. Il rischio è quello di creare un effetto domino sull’occupazione con Cassa integrazione su Cassintegrazione. Se Acciaierie d’Italia non soddisfarà in fretta le richieste di Liberty Magona, anche in Toscana si vedranno gli effetti della Cig. A rischio ci sono oltre 700 posti di lavoro, tra diretti, interinali e indotto. E questa situazione – aggiunge il segretario nazionale – è inaccettabile».
Nel 2020 Taranto ha prodotto 3,5 milioni di tonnellate. L’obiettivo per il 2021 è di tornare a 5 milioni di tonnellate grazie al pieno funzionamento di tre altiforni nella seconda parte dell’anno. Questo milione e mezzo di tonnellate in più sul mercato potrebbe fare la differenza e contribuire a un maggiore equilibrio.
«Sarebbe davvero un peccato perdere le opportunità offerte da un mercato favorevole. Bisogna rispettare i tempi di consegna concordati. Anche per queste ragioni – rimarca D’Alò – la nostra pressione al Governo centrale è costante».
Situazione che per la Fim Cisl Piombino Livorno ha dell’incredibile. «Non è possibile che a fronte di pagamenti regolari al fornitore, Acciaierie d’Italia non rispetti i tempi delle forniture previste. È assurdo – conclude Paolo Cappelli della Fim Cisl Piombino Livorno – che un’azienda Italiana faccia pagare ad altra azienda italiana i debiti di un’azienda straniera».

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Fonte: cisl.it