Egregio Presidente,
la pandemia continua anche nell’Isola a mietere vittime, a causare disastri sociali ed economici, mentre aumentano le problematiche di tutela sanitaria, soprattutto tra le categorie più fragili e tra gli anziani.
Il mercato del lavoro ha pagato un prezzo altissimo nonostante il blocco dei licenziamenti abbia ridotto l’impatto negativo della pandemia, e, solo da qualche settimana, si intravede forse qualche luce in fondo al tunnel.
Certamente i ristori varati dal Governo e dalla Regione sono utili, ma purtroppo insufficienti rispetto alle perdite delle intraprese e del mondo del lavoro, causate dai provvedimenti necessari a bloccare la pandemia.
L’aumento delle vecchie e nuove povertà è un segnale preoccupante di quanto abbia inciso negativamente, in un anno e mezzo circa, la crisi pandemica e delle stesse difficoltà delle istituzioni di fare fronte a un fenomeno nuovo e più complesso rispetto alle pandemie che nella storia hanno martoriato i popoli del mondo.
Occorre, proprio in questa fase, attivare in Sardegna un urgente piano pluriennale di contrasto delle povertà, di rilancio del lavoro, di potenziamento delle tutele sanitarie, mai come ora così largamente indebolite, soprattutto sul versante della medicina territoriale.
Il sindacato è pronto, la CISL sarda per quanto ci riguarda, ad una stagione di grande e unitario impegno e così anche la Regione deve dare un segnale in questa direzione, coinvolgendo le parti sociali ed economiche insieme agli Enti Locali.
L’opportunità offerta dalla programmazione del nuovo settennio dei Fondi strutturali europei e dalle risorse del Piano di ripresa e resilienza è da valorizzare nell’immediato, nel quadro di una forte partecipazione del mondo della rappresentanza cui si e fatto prima riferimento.
La Sardegna ha di fronte a sé problemi antichi e complessi, che nessun governo è in grado di affrontare e risolvere in solitudine, sia per la dimensione delle difficoltà, sia per la forza della proposta che occorre necessariamente mettere in campo, nel confronto nazionale ed europeo, a partire dal riconoscimento dello status di insularità.
Nell’evidenziare la dimensione solo numerica della povertà diffusa in Sardegna, e guardando ovviamente alle conseguenze sociali, oltre 600.000 persone vivono al di sotto della soglia di povertà.
Si pensi ai pensionati con redditi previdenziali insufficienti, ai disoccupati percettori di NASPI, ai percettori di cassa integrazione ordinaria e in deroga, agli inoccupati, a quanti tra i piccoli artigiani e imprenditori sono stati coinvolti nei provvedimenti di blocco delle attività causa covid-19.
Per questi motivi la Giunta regionale deve dare subito un segnale di positivo cambiamento, nel metodo, aprendo al confronto con le parti sociali e imprenditoriali e nella sostanza, promuovendo e attuando in tempi brevi un programma di sviluppo, di rafforzamento delle tutele sanitarie, di lotta alla povertà e per il lavoro.
In un momento così difficile, dove spesso domina la paura del presente e del futuro, la visione di un cambiamento possibile e ravvicinato nel tempo deve essere pervasiva e rassicurante per tutti i sardi, fondandosi sulla concretezza dei provvedimenti e sulla rapida ed efficace capacità attuativa, oltre che sulla forza e rappresentanza della mediazione sociale.
L’alternativa sarebbe quella di navigare senza rotta, rinviando gli obiettivi nel tempo, favorendo cosi lo scoraggiamento ed indebolendo la volontà dei sardi di perseguire lo sviluppo e migliori condizioni di vita e di lavoro.
Con i migliori auspici di un prossimo proficuo impegno comune a beneficio delle nostre comunità e di tutti i Sardi, desideriamo inviarLe i nostri cordiali saluti

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Fonte: cisl.it