La nota Inps n. 2842 del 6 agosto scorso, poco ‘osservata’ in questo periodo vacanziero può rischiare di rovinare il post-ferie del lavoratore che, eventulmente, sarà sottoposto o è stato sottoposto a quarantena per contatti con un positivo. Questo perchè Inps ha annunciato di non pagare più il periodo di isolamento cautelare che dall’inizio della pandemia è ‘parificato’ a malattia e quindi pagato dall’Istituto.

Quindi Inps dice di non riconoscere più il trattamento economico, né la contribuzione figurativa, per queste situazioni con decorrenza dal 1° gennaio 2021: l’effetto infatti è retroattivo, quindi vale anche per i periodi pregressi.

Il motivo è che l’Istituto diretto da Pasquale Tridico ha terminato le risorse. A questo punto sarebbe auspicabile un rifinanziamento da parte del Governo.

Gli effetti a questo punto sono due:

  • i lavoratori che nel corso del 2021 siano stati a casa perchè avevano un figlio positivo o avevano frequentato una persona poi risultata contagiata, rischiano di vedersi qualificare il periodo di assenza come ‘ferie’, ‘permessi, ‘rol’ oppure – ancor peggio – astensione da lavoro non retribuita, questo perchè il datore di lavoro deve sottostare alle indicazioni Inps che ha detto di non avere capienza;
  • i lavoratori non hanno neppure diritto al trattamento economico che il datore di lavoro – secondo quanto prevedono quasi tutti i contratti collettivi – integra per la malattia, rispetto a quanto erogato dall’Inps, al lavoratore fino ad arrivare al 100% della retribuzione.

Vale la pena sottolineare che rispetto a tale ultima regola è valida salvo trattamenti di miglior favore che i datori di lavoro vogliano riconoscere ai lavoratori.

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