Il negoziato con il Ministero del Lavoro per la riforma degli ammortizzatori sociali è appena cominciata e per i lavoratori del comparto agricolo si fissano già i primi obiettibi.

Ad individuarli è il sindacato Flai-Cgil, che con le parole di soddisfazione della Segretaria Nazionale Tina Balì rilasciate al giornale on-line Collettiva.it, dice

“per il nostro settore, i punti positivi riguardano l’allargamento della Naspi ai dipendenti delle cooperative cosiddetti ‘ex legge 240‘ e l’estensione della cassa integrazione agricola”, la CISOA, ai lavoratori della Pesca.

“Sono due rivendicazioni – continua Balì – che portiamo avanti da anni (insieme alle altre due sigle sindacagli Fai-Cisl e Uila-Uil, ndr) che sanerebbero il vuoto di tutele e che ora vedono un chiaro impegno da parte del Governo. Un impegno che, se concretizzato, riconoscerà alle lavoratrici ed ai lavoratori interessati garanzie, tutele e dignità”, prosegue la dirigente sindacale. 

E poi c’è il problema di chi non riesce a maturare i requisiti per avere accesso alla Disoccupazione agricola Inps, per i quali – si legge – “resta ancora da sciogliere il nodo di chi nel settore non avendo lavorato almeno 102 giornate nel biennio non matura il diritto“, continua la Segretaria Flai-Cgil. Questo è uno dei punti focali delle richieste sindacali.

Ma su questo la strada sembra essere più in salita perchè nella prima bozza del documento del Ministro del Lavoro Andrea Orlando non c’è traccia di interventi a favore della disoccupazione agricola. In particolare il sindacato chiede, al di là dell’effetto Covid del 2020, il riconoscimento dell’“effetto trascinamento delle giornate di lavoro, ai fini della tutela assistenziale e previdenziale“. Questo perchè ogni anno ci può essere un calo delle giornate causato da eventi naturali, come siccità, grandinate, gelate, ecc.

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