Ieri il presidente di Confindustria Carlo Bonomi parlando dal meeting CL di Rimini ha puntato il dito contro il sindacato “colpevole”, a suo dire, di non volere un accordo per spingere i lavoratori al vaccino ma di aver rimesso ogni decisione nelle mani del Governo, che però stenta a trovare un accordo politico per le divisioni interne alla maggioranza.

Ecco il commento apparso sul quotidiano il manifesto in edicola oggi a proposito della recente posizione confindustriale, ben diversa da quella della prima fase del Covid:

“La lotta contro i controlli è stato un mantra dell’azione confindustriale. Quando tra marzo e aprile 2020 l’Italia toccava i mille morti al giorno e i droni inseguivano chi faceva jogging sulle spiagge, l’allora presidente di Confindustria Vincenzo Boccia premeva sul governo affinché i Dpcm del lockdown bloccassero runner, ma anche bambini, mamme, anziani rinchiusi nelle Rsa: tutti tranne le imprese, in cui si poteva evidentemente lavorare in sicurezza anche senza green pass.

Boccia fu accontentato: anche durante il lockdown più duro, bastava autocertificare che la propria attività era «essenziale» e «sicura» per tenere aperto. Anche senza green pass. Risultato? Il 55% delle aziende rimase aperto durante il lockdown (dati Istat). E tra quelle con più di 250 abitanti, le più care a Confindustria, chiuse solo il 15%. Confindustria raccoglie dunque quel che ha seminato per un anno e mezzo: chi raccontava che le fabbriche erano sicure anche quando nessuno era vaccinato e i controlli latitavano, oggi non ha alcuna credibilità per alzare la voce contro chi non vuole il green pass”.

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