Il dibattito politico sul Reddito di cittadinanza si intensifica sempre di più, dato che anche il Ministro del Lavoro Andrea Orlando ha annunciato che la misura verrà sottoposta a revisione il prossimo mese di ottobre, da quando cioè inizierà la discussione sulla Legge di Stabilità 2022. L’RdC è stato introdotto dal Movimento 5 Stelle nel 2019 al fine di contrastare la povertà in attesa di reinserire i disoccupati nel mondo del lavoro. Sebbene questa misura di sostegno economico abbia raggiunto mediamente 1,1 milioni di nuclei familiari, sono numerose le criticità che il Reddito di Cittadinanza presenta nella sua struttura attuale.

Tra i vari aspetti controversi della normativa al centro del dibattito, che potrebbe spingere il Governo a fare delle modifiche c’è quello che riguarda le famiglie di extra-comunitari. Il Reddito di Cittadinanza, infatti, può essere richiesto solo da cittadini italiani o che abbiano la residenza in Italia da almeno dieci anni. Secondo questo sistema, tuttavia, molte famiglie di extra-comunitari sono escluse dalla platea di beneficiari, infatti – come riportato da La Stampa di alcuni giorni fa – “le famiglie di extra-comunitari “percepiscono solo il 9 per cento del RdC, pur rappresentando circa il 30 per cento delle famiglie in povertà assoluta“.

Di seguito quanto scritto a proposito dal quotidiano torinese, che ha esposto alcune possibilità di modifica alle quali potrebbe andare incontro la misura nei prossimi mesi:

Il RdC così strutturato esclude dai potenziali beneficiari il 50 per cento delle famiglie in povertà assoluta (secondo le stime del modello di Banca d’Italia). Occorre poi aggiungere che una quota di beneficiari non si trova in quelle che l’Istat definisce condizioni di povertà assoluta, perché (legittimamente richiede il RdC rispettando i requisiti (ad esempio i single sono spesso beneficiari, anche se non sono considerati poveri dall’Istat) oppure perché (ii) li rispetta solo travisando il proprio status economico reale. Per migliorare lo strumento, si potrebbe tornare a una scala di equivalenza e a un criterio per la residenza (2 anni invece dei 10 del RdC) analoghi a quelli che erano previsti dal Reddito di Inserimento, anche riducendo l’importo massimo per i nuclei a unico componente. In questo modo si migliorerebbe la condizione economica delle famiglie numerose con minori e verrebbero incluse più famiglie extra-comunitarie.

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