La discussione sull’introduzione di una legge che stabilisca regole e criteri per il salario minimo legale sotto il quale i datori di lavoro non possono scendere si riaccende dopo l’intervista del quotidiano La Stampa in edicola oggi al Ministro del Lavoro Andrea Orlando.

Orlando risponde così all’osservazione secondo cui i principali oppositori alla legge sarebbero i sindacati confederali ma anche le organizzazioni di rappresentanza delle imprese. “Sto seguendo la discussione a livello europeo – ha detto Orlando – e quella sui pericoli per la contrattazione collettiva è una remora che accomuna tutti i Paesi con una forte tradizione sindacale. Si teme che il salario minimo possa indebolire la contrattazione tra le parti sociali con un effetto di diminuzione potenziale dei salari in alcuni settori”.

Lo scetticismo dei rappresentanti di imprese e lavoratori, che puntano da sempre a valorizzare il salario negoziato nei contratti collettivi nazionali di lavoro, potrebbe però essere superato. Ad ammetterlo è lo stesso Ministro che osserva: “credo ci siano le condizioni per tenere insieme contrattazione e salario minimo. Uno dei passaggi perchè questo avvenga è lavorare sull’effettiva titolarità di chi fa le trattative. Quello che in questi anni è successo è un’esplosione di contratti pirata, fatti da sigle con pochissimi iscritti, ma che riescono a condizionare il mercato del lavoro”.

La ricetta è dunque la selezione dei soggetti titolati a negoziare e a firmare i contratti collettivi che saranno efficaci per l’intera categoria, mettendo ai margini le sigle sindacali prive di rappresentatività. E intanto ricorda che è in arrivo una Direttiva europea che “istituirà l’obbligo di salario minimo per i Paesi con meno del 70% di rappresentanza sindacale. Per gli altri, quindi anche per noi, si chiederanno criteri adeguati”.

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