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Reddito di emergenza, proroga 2022 sul tavolo di Draghi: la richiesta del sindacato

ROMA – In attesa che il Governo decida quando deliberare sullo scostamento di Bilancio per introdurre i nuovi ristori e aiuti (si è parlato di febbraio) e quale importo stanziare (si è parlato di 7-10 miliardi), la richieste di prorogare il Reddito di emergenza, uno degli interventi di maggior successo per le famiglie impoverite dalla crisi, arriva direttamente sul tavolo del premier Mario Draghi.

Una proroga del Rem anche per il 2022, congrua con la decisione governativa di prorogare lo stato di emergenza fino al 31 marzo 2022.

A farla è l’Unione sindacale di Base (USB), una delle sigle più rappresentative del sindacalismo di base, che in una lettera al Governo alcuni giorni fa scrive:

“La proroga dello stato di emergenza al 31 marzo 2022, a causa dell’innalzamento dei contagi da Sars-Cov 2, non ha visto nella manovra di bilancio lo stanziamento anche per il nuovo anno dei finanziamenti necessari alla copertura economica e previdenziale della cassa integrazione né degli altri strumenti adottati per fronteggiare la pandemia come il pagamento della quarantena o del reddito di emergenza”.

Dunque la Manovra di Bilancio è stata carente, secono USB, in particolare su 3 fronti nei quali lavoratori e famiglie restano scoperti nel 2022 nonostante la proroga dello stato di emergenza:

  • Proroga Cig Covid;
  • trattamento economico a carico Inps in caso Quarantena;
  • Reddito di emergenza.

Tutte esigenze attuali, amplificate e rese tanto più urgenti (anzi “indispensabili”, scrive il sindacato) dalle restrizioni di queste settimane e dalle sue conseguenze.

Si parla di “un prossimo incontro del Consiglio dei Ministri per decidere nuove misure urgenti in materia di emergenza sanitaria”, ricorda USB che sottolinea come sia importante che nel prossimo decreto trovino posto “proprio quelle misure economiche indispensabili ad evitare che le ricadute dell’emergenza sanitaria finiscano per pesare, come sempre, sui lavoratori e i settori più poveri del paese”.

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