Come più volte sottolineato da Inps e anche da TuttoLavoro24.it, nel mese in cui RdC è sospeso perché terminate le mensilità l’Assegno Unico va esplicitamente richiesto. Nel caso concreto, quindi, i percettori di RdC a cui sono scaduti i 18 o i 36 mesi nel mese corrente hanno dovuto far domanda dell’Assegno Unico di maggio così da non perdere il pagamento e da riceverlo su IBAN. Solo da giugno, una volta che la nuova domanda di RdC sarà accolta, la prestazione per i figli a carico tornerà a essere erogata in automatico (TuttoLavoro24.it ne aveva fornito ulteriori spiegazioni in questo articolo).

Eppure, c’è una particolare categoria di percettori con RdC sospeso che non riceverà la prestazione per i figli a carico nemmeno facendone domanda: sono coloro che hanno debiti insoluti nei confronti di Inps. In questo caso, infatti, l’Istituto trattiene al debitore l’ammontare dell’Assegno Unico su RdC così da compensare le somme che si devono restituire. La conferma arriva direttamente da Inps per la Famiglia:

Può essere il caso, per esempio, di un genitore che ha ricevuto erroneamente l’intera somma dell’Assegno Unico quando invece avrebbe dovuto riceverne soltanto la metà perché l’altro 50% spettava al coniuge che invece non ha ricevuto nulla. È lecito pensare, in questo caso, che una volta saldato il suo debito con Inps, il percettore tornerà a beneficiare della quota di Assegno Unico spettante.

A patto che presenti (se necessario) il modulo RdC-Com/AU, come indicato dalla Circolare Inps n. 53 del 28 aprile 2022. Ma non tutti saranno tenuti a presentarlo: clicca qui per sapere chi dovrà compilarlo.

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