Non ci gira molto attorno, l’articolo del quotidiano Repubblica in edicola oggi, il problema salariale in Italia c’è e l’inflazione degli ultimi mesi (con giugno si è arrivati all’8%) lo ha ancor più enfatizzato.

“Un mese di stipendio in meno – si legge – . È l’effetto dell’inflazione, una “tassa” che molti definiscono occulta, ma nei bilanci delle famiglie sta diventando sempre più evidente. Mentre i salari restano fermi infatti, in Italia non crescono da 30 anni, il caro-prezzi ha raggiunto a giugno livelli che non si vedevano dal 1986, quando ancora esisteva la scala mobile. E così in appena sei mesi, da gennaio a oggi, una coppia con uno o due figli minorenni a carico ha perso, a parità di stipendio, 1.240,8 euro di potere d’acquisto. Una mensilità, appunto”.

Sulla questione dei bassi salari spingono anche i sindacati che chiedono soluzioni immediate.

“A fare il conto è la Uil, – continua il quotidiano diretto da Maurizio Molinari – che precisa che i bonus stanziati dal governo per fronteggiare l’emergenza hanno attenuato il colpo, ma solo in parte. Grazie infatti all’indennità di 200 euro (che però al momento è una tantum) e ai contributi per sgonfiare le bollette, la stessa famiglia con due figli ha recuperato un po’ più di 700 euro. Significa che la perdita di potere d’acquisto ammonta comunque ad almeno 505,94 euro. E il dato non tiene neppure conto dell’ultimo salto dell’inflazione, che a giugno ha raggiunto l’8%”.

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