NASpI aprile 2023, aumenti o tagli: cosa sono e cosa fare

Soldi

NASpI aprile 2023, non appena sono cominciate le disposizioni di pagamento i beneficiari si sono subito resi conto che gli importi sono diversi da quelli dei mesi precedenti. Nei casi più fortunati si tratta di aumenti, qualcun altro invece lamenta dei tagli.

Perché l’importo della NASpI di aprile è più alto o più basso rispetto ai mesi passati? Vediamo.

NASpI aprile 2023, perché è più bassa?

Partiamo dalle cattive notizie, ossia da coloro che si sono visti decurtare una quota dall’indennità di disoccupazione NASpI di aprile. A cosa è dovuto? In alcuni casi, può trattarsi di alcune trattenute che INPS effettua per recuperare delle somme che l’utente gli doveva. È il caso, per esempio, di chi ad aprile riscuote l’ultima mensilità della NASpI, che può arrivare più bassa a seguito della comunicazione del reddito presunto che rimodella l’ultimo importo.

Inoltre, un’altra causa a cui imputare il taglio dell’importo è il décalage: è noto, infatti, che l’importo mensile NASpI diminuisce del 3% dal primo giorno del sesto mese di fruizione (dell’ottavo mese se il percettore ha più di 55 anni).

Il décalage è previsto dalla Legge, pertanto il percettore non può fare nulla. Ma nel caso i tagli non fossero dovuti a questo, è consigliabile contattare INPS per avere maggiori informazioni al riguardo.

NASpI aprile 2023, perché è più alta?

Arriviamo ora alle buone notizie. La NASpI di aprile (competenza marzo) può essere più alta grazie a eventuali conguagli, ossia delle differenze di importo che INPS accredita approfittando dei giorni precedenti alla Pasqua.

Ma non solo: anche chi non ha diritto al conguaglio può aver ricevuto un importo più alto. In alcuni casi può trattarsi del Bonus anti-inflazione di 200 o 150 euro non ricevuto prima d’ora e che l’Istituto ha deciso di erogare insieme alla NASpI di aprile.

In altri casi, si tratta degli aumenti dovuti alla rivalutazione all’inflazione, che hanno interessato anche altre prestazioni previdenziali (come l’Assegno Unico, la disoccupazione agricola e la pensione). In questo caso, l’aumento corrisponde più o meno all’8%.

Comunque, per essere sicuri di aver diritto a tali aumenti e non correre il rischio di doverli restituire in seguito, anche in questo caso è consigliabile rivolgersi a INPS.