Svolta sull’Assegno Unico: Bonus Figli Erogato a Più Famiglie

Nelle ultime ore sono arrivate novità importanti sull’Assegno Unico. Il Governo ha deciso di intervenire con un emendamento al decreto PNRR per modificare alcuni requisiti che finora limitavano l’accesso al beneficio. Il risultato è chiaro: la platea dei beneficiari si amplia, includendo nuove categorie finora escluse.

Vediamo meglio nel dettaglio.

Assegno Unico, perché si è intervenuti: il richiamo dell’Europa

La modifica non arriva per caso. L’Italia era stata richiamata a livello europeo perché alcune regole dell’Assegno Unico erano considerate potenzialmente discriminatorie. In particolare, erano sotto osservazione due vincoli:

  • l’obbligo di almeno due anni di residenza in Italia,
  • l’esclusione dei figli residenti all’estero.

Questi criteri penalizzavano i lavoratori europei che operano in Italia ma non vivono stabilmente nel Paese. Il rischio concreto era una condanna con conseguenze economiche pesanti, anche per eventuali arretrati da riconoscere.

Più beneficiari: chi potrà ricevere l’Assegno

Con il nuovo intervento, il sistema si apre. L’Assegno Unico potrà essere richiesto anche da:

  • lavoratori cittadini dell’Unione europea impiegati in Italia ma residenti in un altro Paese,
  • lavoratori con figli che vivono all’estero,
  • lavoratori transfrontalieri.

Si tratta di un cambiamento significativo, che porta il welfare italiano ad adattarsi alla mobilità dei lavoratori in Europa. Secondo le prime stime, saranno circa 50.000 i nuovi figli che entreranno nel sistema dei beneficiari.

Stop al requisito dei due anni di residenza

Una delle novità più rilevanti è l’eliminazione del vincolo dei due anni di residenza in Italia. Questo requisito era uno dei più criticati dell’Assegno Unico perché escludeva automaticamente chi si trasferiva per lavoro da poco tempo.

Ora il principio cambia: non conta più solo dove si vive stabilmente, ma il fatto di lavorare e contribuire economicamente in Italia.

Un cambiamento necessario per evitare problemi legali

L’intervento del Governo ha anche una funzione preventiva. Adeguare subito le regole permette di:

  • evitare una procedura di infrazione europea,
  • allinearsi ai principi di parità di trattamento tra lavoratori,
  • ridurre il rischio di contenziosi davanti alla giustizia europea.

Senza questa modifica, la normativa italiana avrebbe potuto essere bocciata, con effetti immediati e costosi per lo Stato.

Assegno Unico, cosa cambia per le famiglie

Dal punto di vista concreto, la novità riguarda soprattutto le famiglie “mobili”, cioè quelle in cui:

  • il lavoratore si sposta tra diversi Paesi,
  • i figli vivono in uno Stato diverso da quello in cui si lavora.

Per queste situazioni, l’Assegno Unico diventa finalmente accessibile. Viene riconosciuto il contributo economico dato al Paese anche senza una residenza stabile.

Quando entreranno in vigore le novità

L’iter non è ancora concluso. Il testo, bollinato dalla Ragioneria, dovrà essere approvato in Parlamento dopo la pausa pasquale. Il voto sugli emendamenti sarà decisivo per rendere definitive queste modifiche.

Se confermate, le nuove regole segneranno un passo importante: l’Assegno Unico diventerà più inclusivo e più in linea con le regole europee, ampliando concretamente il numero di famiglie che potranno beneficiarne.