A Maggio la Scuola in DAD, Sale la Protesta Contro il Ritorno: “Gravissimo”

Dopo le dichiarazioni del presidente Anief Marcello Pacifico circa il ritorno alla Didattica a Distanza a maggio, arriva una dura presa di posizione della Rete nazionale scuola in presenza. E il tema è già caldo. L’ipotesi di un ritorno alla didattica a distanza per contenere i consumi energetici riapre ferite ancora recenti legate all’esperienza del Covid.

Secondo Pacifico, infatti, “la crisi energetica” e il caro carburanti potrebbero spingere il Governo a valutare “l’adozione della didattica a distanza”, insieme allo smart working per i dipendenti pubblici. Una prospettiva che, pur definita estrema, viene considerata “consequenziale” a misure di risparmio su luce, gas e petrolio.

Ed è proprio questo scenario che sta già facendo emergere le prime proteste.

Rete Nazione Scuola in Presenza: cos’è?

La Rete nazionale scuola in presenza è un coordinamento formato da associazioni di genitori, comitati civici, insegnanti, studenti e professionisti del mondo educativo. Nata durante l’emergenza Covid, si è costituita per difendere la didattica in presenza e contrastare il ricorso prolungato alla Dad. Promuove il diritto all’istruzione, all’inclusione e alla socialità, opponendosi a ogni ipotesi di chiusura delle scuole per ragioni non strettamente sanitarie.

Questa la pagine Facebook della Rete:

Il peso dell’esperienza Covid torna al centro del dibattito

A intervenire con forza è la Rete nazionale scuola in presenza, che parla di “più netta contrarietà” all’ipotesi di estendere la Dad all’ultimo mese dell’anno scolastico.

Il motivo è chiaro: “l’esperienza degli anni scorsi ha già mostrato con chiarezza” gli effetti negativi della didattica a distanza. Secondo la Rete, la Dad ha “amplificato il disagio psicologico, relazionale ed educativo” degli studenti, colpendo soprattutto i più fragili.

Non solo. Viene sottolineato come abbia “compromesso il diritto all’inclusione degli alunni con disabilità” e limitato diritti fondamentali come istruzione, relazione e socialità.

“Sacrificare la scuola è una prospettiva inaccettabile”

Proseguendo nella loro analisi, associazioni e comitati parlano apertamente di rischio: “riteniamo gravissimo” che, di fronte a una crisi economica e internazionale, si torni a “sacrificare la scuola”.

Una linea che viene giudicata “inaccettabile non solo sul piano educativo, ma anche su quello culturale e civile”. Il messaggio è netto: la scuola non può diventare una leva per gestire emergenze economiche.

Anzi, proprio nei momenti di tensione globale, la scuola dovrebbe essere “ancora più sostenuta”, perché rappresenta un presidio di convivenza, rispetto e pace.

Il nodo energetico e il confronto con altri settori

Infine, la Rete evidenzia una contraddizione. Se l’obiettivo è ridurre i consumi, “risulta del tutto assurdo prendere di mira ancora una volta la scuola”.

Il paragone è diretto: con la stessa logica si dovrebbero fermare “aziende, acciaierie, centri commerciali, supermercati, compagnie aeree e navali”, realtà con consumi ben superiori.

Da qui la conclusione: “La scuola non può essere trattata come una variabile dipendente delle crisi economiche o belliche”. Un avvertimento chiaro, mentre il solo avanzare dell’ipotesi di Dad riaccende un clima già visto durante la pandemia.