Nel 2026 gli aumenti contrattuali e i superminimi tornano al centro dell’attenzione, non solo per gli importi ma anche per il trattamento fiscale. La circolare n. 2/E dell’Agenzia delle Entrate interviene infatti su un punto molto atteso, chiarendo quali incrementi retributivi possono beneficiare della detassazione.
Un passaggio importante, soprattutto in una fase in cui i rinnovi contrattuali stanno iniziando a produrre effetti concreti in busta paga. I primi a vedere gli aumenti sono stati i lavoratori delle aziende artigiane, con gli incrementi già inseriti nella retribuzione di marzo. A seguire arriveranno i dipendenti metalmeccanici dell’industria, con gli aumenti previsti da giugno.
Quando gli aumenti possono essere tassati meno
Entrando nel merito, la circolare conferma che gli aumenti previsti dai rinnovi contrattuali possono rientrare nelle agevolazioni fiscali previste per il 2026. Questo significa che una parte degli incrementi può essere soggetta a una tassazione più favorevole (5%) rispetto a quella ordinaria (23%) per chi ha un reddito da lavoro dipendente nel 2025 non superiore a euro 33.000.
Il risultato è immediato. Più netto in busta paga per i lavoratori che rientrano nei requisiti previsti. Un elemento tutt’altro che secondario in un contesto segnato da inflazione e perdita di potere d’acquisto.
Superminimi: il chiarimento che cambia tutto
Il punto più delicato riguarda però i superminimi, cioè le somme aggiuntive riconosciute rispetto ai minimi contrattuali. Quando i superminimi assorbibili sono già in erogazione e subentra un aumento previsto dal CCNL, la quota assorbita è oggetto di detassazione? Tradotto: se assorbo 50 euro lordi al mio dipendente, su questi 50 euro applico la detassazione? Gli effetti non sono indifferenti.
La circolare 2/E fa riferimento esplicito ai superminimi “collettivi”, cioè quelli previsti da accordi sindacali aziendali. Tuttavia, il principio espresso è più ampio e non può essere limitato solo a questa tipologia.
È infatti evidente che la logica della norma si applica anche ai superminimi individuali. Se così non fosse, si creerebbe una disparità difficilmente giustificabile tra lavoratori nella stessa condizione economica.
Di conseguenza, quando gli aumenti contrattuali assorbono in tutto o in parte un superminimo, anche quella quota deve poter beneficiare della detassazione, indipendentemente dalla sua origine, collettiva o individuale.
Effetti concreti in busta paga da giugno
Questo chiarimento ha un impatto diretto sulle retribuzioni. In molti casi, infatti, gli aumenti contrattuali vengono compensati dai superminimi e quindi non producono incrementi visibili sul lordo.
Ora però cambia il quadro. Anche le somme riassorbite potranno essere tassate in modo più leggero, con un effetto positivo sul netto percepito.
Dopo gli artigiani, l’attenzione si concentra sui lavoratori dell’industria. Saranno le buste paga di giugno a dare le prime risposte concrete, mostrando quanto questa interpretazione potrà incidere davvero sugli stipendi.




