Capita spesso: si lavora alcuni mesi in agricoltura e poi si accetta un altro impiego, magari per non restare senza reddito. A quel punto nasce il dubbio: la disoccupazione agricola spetta lo stesso? E soprattutto, l’importo resta uguale oppure cambia?
La risposta è semplice ma va spiegata bene: la disoccupazione agricola può spettare comunque, ma quasi sempre viene ridotta.
Quando hai diritto alla disoccupazione agricola
Partiamo dalle basi. La disoccupazione agricola è una prestazione pagata dall’INPS agli operai agricoli, in base alle giornate lavorate.
Per ottenerla devi:
- aver lavorato in agricoltura
- essere iscritto negli elenchi agricoli
- avere almeno 102 giornate nel biennio
Questi requisiti sono indicati chiaramente dall’INPS nelle circolari sulle prestazioni agricole.
Se rientri in queste condizioni, puoi presentare domanda.
Se lavori anche fuori dall’agricoltura
Qui entra in gioco il punto più importante. Se dopo i mesi in agricoltura lavori anche in un altro settore (industria, commercio, servizi), non perdi automaticamente il diritto.
Però cambia il calcolo.
Come spiegato dall’INPS e confermato anche dai patronati agli utenti:
- i giorni lavorati fuori dall’agricoltura non vengono pagati
- anzi, vengono tolti dal totale delle giornate indennizzabili
Tradotto: la disoccupazione agricola si abbassa.
Quindi sì, puoi prenderla, ma non sarà uguale a quella piena che avresti senza altri lavori.
Quando invece cambia proprio la prestazione
C’è poi un altro caso da considerare. Se nell’anno hai lavorato più fuori dall’agricoltura che nei campi, la situazione cambia completamente.
Secondo l’INPS (messaggio n. 5090/2019):
- se il lavoro non agricolo è prevalente
- non spetta più la disoccupazione agricola
In quel caso puoi accedere alla NASpI, cioè la disoccupazione normale. Per questo motivo è sempre importante contare bene le giornate lavorate nei diversi settori, perché da questo dipende sia il diritto sia l’importo finale.




