In Svizzera le assenze per malattia sono in crescita da oltre dieci anni. Un trend che sta incidendo direttamente sui costi aziendali e che ha spinto diverse imprese a sperimentare soluzioni organizzative alternative. Tra queste si sta facendo strada la settimana lavorativa di 4 giorni a parità di salario, un modello che punta a ridurre lo stress senza penalizzare la produttività.
In una società di servizi amministrativi attiva tra Romandia e Zurigo, circa quaranta dipendenti hanno partecipato a un test durato sei mesi. Ognuno ha potuto scegliere come ridurre l’orario. Alcuni hanno concentrato le ore, altri hanno optato per un giorno libero in più. Il risultato più evidente è stato il miglioramento concreto dell’equilibrio tra vita privata e lavoro. Anticipare le incombenze al venerdì ha consentito di liberare completamente il weekend, con effetti immediati sul benessere personale.
Riorganizzazione del lavoro e aumento dell’efficienza
La riduzione dell’orario da 42 a 34 ore settimanali ha imposto una revisione profonda dei processi. I team hanno lavorato con maggiore concentrazione e meno dispersioni. Sapendo di avere meno tempo a disposizione, i dipendenti hanno eliminato attività superflue e ottimizzato le priorità.
Secondo le testimonianze raccolte, la motivazione è aumentata in modo significativo. Non si tratta solo di percezione: le aziende coinvolte segnalano una crescita della produttività e una diminuzione delle assenze per malattia. Il dato è coerente con un cambiamento culturale più ampio, in cui lo sfinimento non è più considerato un valore.
Il primo studio scientifico svizzero sulla settimana di 4 giorni
L’esperimento è ora oggetto di analisi da parte della Scuola universitaria professionale di Berna, che ha avviato il primo studio nazionale sul tema. Oltre alla società di servizi, partecipano anche una ONG, una PMI e una banca.
L’obiettivo è misurare l’impatto economico e sanitario della riduzione dell’orario senza tagli salariali. I primi riscontri indicano che la settimana corta può diventare uno strumento strategico per migliorare la salute dei lavoratori e, allo stesso tempo, aumentare l’attrattività delle aziende sul mercato del lavoro.
Italia ferma tra proposte politiche e richieste sindacali
Il confronto con l’Italia evidenzia un ritardo evidente. Il dibattito sulla settimana corta è rimasto confinato alle proposte di legge avanzate dai partiti di centro-sinistra, senza però trovare spazio concreto nell’attuale legislatura.
Sul piano contrattuale, i sindacati metalmeccanici hanno chiesto il passaggio a 35 ore settimanali. Tuttavia, la vertenza chiusa nel 2025 non ha prodotto risultati operativi: si è arrivati solo all’istituzione di una commissione con le imprese, che ad oggi non è ancora partita.
In questo scenario, l’esperienza svizzera mostra un approccio più pragmatico: sperimentazione diretta, misurazione dei risultati e adattamento dei modelli organizzativi. Un percorso che in Italia, almeno per ora, resta sulla carta.




