Invalidità, Oltre 200 Euro per la Nuova Domanda INPS. Costi Fuori Controllo in Tutta Italia

Oltre 200 euro per avviare una domanda di invalidità o disabilità. È questo il dato che sta facendo discutere e che, nelle 58 province dove è partita la nuova sperimentazione, sta diventando un vero e proprio caso. Una spesa elevatissima e decisamente sproporzionata, spesso richiesta a cittadini fragili e senza mezzi, che devono affrontare costi importanti senza alcuna certezza sull’esito finale della pratica.

Il nuovo sistema, introdotto in via sperimentale tra ottobre 2025 e marzo 2026, ha già mostrato tutte le sue criticità. E mentre una parte del territorio è coinvolta, gran parte delle province resta ancora esclusa, creando un sistema a macchia di leopardo che accentua le disuguaglianze.

Come cambia la domanda: non più il patronato ma il medico

Entrando nel dettaglio, la riforma ha modificato profondamente la procedura. La domanda non viene più presentata direttamente dal patronato all’INPS. Ora è il medico convenzionato a redigere il certificato medico introduttivo, che vale come vera e propria domanda.

Questo passaggio ha avuto conseguenze immediate sui costi. Il certificato medico è diventato il fulcro dell’intera procedura e, di fatto, una prestazione a pagamento che può raggiungere cifre molto elevate. In molti casi insostenibili per nuclei a basso reddito. E i prezzi non si abbassano neppure se il certificato viene redatto da un Medico che svolge servizio all’interno degli Uffici dei Patronati.

Tariffe fuori controllo e nessuna regola nazionale

È proprio sulle tariffe che si concentra lo scandalo. Il costo del certificato può oscillare tra i 150 e i 200 euro. A questo si può aggiungere il costo del patronato, qualora il cittadino non sia iscritto.

In totale, quindi, si possono superare facilmente i 200 euro per una singola pratica. Un importo che pesa in modo significativo, soprattutto su chi si trova già in condizioni di difficoltà.

Inoltre, le prestazioni non sono esenti da IVA. Questo comporta un ulteriore aumento del costo finale per il cittadino, che si trova a pagare anche l’imposta sul valore aggiunto.

È un vero scandalo italiano: se è corretto che i medici possono legittimamente applicare libere tariffe, spetta alla politica e alle istituzioni intervenire. Servono agevolazioni per cittadini con ISEE basso e senza mezzi. Pesa l’assenza di una regia nazionale. Con i costi fuori controllo anche l’accesso ai diritti è a rischio. Dov’è il Ministro della Disabilità? Dov’è il Governo? Chi tutela davvero i più fragili oggi?

Lecce e Forlì-Cesena: i pochi tentativi di calmierare i costi

In questo quadro disomogeneo, emergono però alcune iniziative locali che cercano di contenere i costi. È il caso della provincia di Lecce, dove è stato sottoscritto un protocollo tra Ordine dei medici e sindacati CGIL, CISL e UIL.

Qui è stata fissata una tariffa massima di 90 euro più IVA per il certificato medico preliminare. Un risultato importante, soprattutto alla luce delle segnalazioni precedenti che parlavano di costi ben oltre i 200 euro.

Anche a Forlì-Cesena si è intervenuti, seppur in modo indicativo. L’Ordine provinciale dei medici ha infatti suggerito una tariffa pari a 106,56 euro più IVA, per un totale di 130 euro.

Si tratta però di eccezioni. Nel resto d’Italia, la mancanza di regole continua a tradursi in costi elevati e spesso sproporzionati per i cittadini.