Cambia il Reddito di Libertà e arrivano novità che possono fare la differenza per molte donne. Con l’aggiornamento delle regole da parte dell’INPS, aumenta l’importo del contributo e si riaprono le possibilità anche per chi era rimasta esclusa per mancanza di fondi.
Vediamo nel dettaglio.
Reddito di Libertà: cos’è e a chi spetta
Il Reddito di Libertà è un sostegno economico pensato per aiutare le donne vittime di violenza in condizioni di bisogno, impegnate in un percorso di uscita da situazioni difficili.
Il contributo serve a favorire l’autonomia abitativa, il sostegno economico di base e il reinserimento sociale e lavorativo.
Per accedere al contributo è fondamentale essere seguite da un centro antiviolenza e risultare in stato di bisogno. La verifica di questi requisiti non avviene direttamente con l’INPS, ma passa dal Comune, che ha un ruolo centrale nella procedura.
Importo più alto: fino a 530 euro al mese
La novità principale riguarda l’aumento dell’importo:
- arriva fino a 530 euro al mese (come previsto dall’articolo 2 del D.I. 17 settembre 2025),
- per un massimo di 12 mensilità,
- per un totale massimo di 6.360 euro.
Il pagamento viene effettuato direttamente dall’INPS e rappresenta un sostegno concreto per affrontare spese essenziali come casa, autonomia personale e reinserimento nel mondo del lavoro.
Cosa cambia per le domande già accolte nel 2025
Chi ha già ottenuto il Reddito di Libertà nel 2025 non resta escluso da queste novità. L’INPS ha chiarito che gli importi già riconosciuti (pari a 500 euro al mese) saranno adeguati al nuovo valore, arrivando fino a 530 euro mensili.
L’integrazione non sarà immediata per tutte, ma seguirà un ordine cronologico e dipenderà dalle risorse disponibili. Se i fondi del 2025 non dovessero bastare, si potrà attingere anche a quelli del 2026 per completare gli adeguamenti.
Nuova possibilità per chi era rimasta esclusa dal Reddito di Libertà
Una delle novità più importanti riguarda chi aveva presentato domanda nel 2025 senza riuscire a ottenere il beneficio per esaurimento dei fondi. In questi casi, la domanda è decaduta, ma non tutto è perduto.
Dallo scorso 1° gennaio e fino al 31 dicembre 2026 è possibile ripresentare la richiesta.
Si tratta di un passaggio fondamentale, perché consente a molte donne di avere una nuova opportunità di accesso al contributo, a patto che siano ancora presenti i requisiti richiesti e che il percorso di uscita dalla violenza sia in corso.
Come si presenta la domanda
La procedura resta invariata e passa sempre attraverso i Comuni. Non è possibile fare domanda in autonomia. Infatti, è il Comune che:
- raccoglie la richiesta,
- verifica la correttezza dei dati
- e accerta la situazione di bisogno e il percorso attivo presso i centri antiviolenza.
Solo dopo questi controlli la domanda viene trasmessa all’INPS, che si occupa poi della gestione dei pagamenti.
Reddito di Libertà, il limite delle risorse
Un aspetto da non sottovalutare è che il Reddito di Libertà è finanziato con risorse limitate (1 milione di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026), anche di provenienza regionale. Questo significa che le domande vengono accolte fino a esaurimento dei fondi disponibili.
Ogni Regione ha un proprio budget e, una volta raggiunto il limite, non è più possibile accettare nuove richieste, a meno che non vengano stanziate risorse aggiuntive. Per questo è fondamentale muoversi per tempo e verificare la propria situazione: l’accesso al contributo continua a dipendere dalla disponibilità delle risorse.
Compatibile con l’Assegno di Inclusione: alternativa se i fondi finiscono
Nel caso in cui la domanda non venga accolta per esaurimento delle risorse, si può comunque valutare l’accesso all’Assegno di Inclusione, compatibile con il Reddito di Libertà.
Naturalmente è necessario possedere i requisiti previsti, a partire da quelli economici. In particolare, serve un ISEE entro 10.140 euro, oltre alla presenza nel nucleo familiare di determinate condizioni (come minori, persone con disabilità, over 60 o situazioni di svantaggio).
Pertanto, anche se il Reddito di Libertà non dovesse essere disponibile per mancanza di fondi, resta comunque una possibile rete di protezione, a patto di rientrare nei criteri richiesti.




