Il decreto sul cosiddetto “salario giusto” continua ad alimentare il confronto tra sindacati e politica. A sollevare una critica precisa è la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, che in un’intervista al quotidiano Il Riformista del 9 maggio mette in evidenza un nodo che riguarda milioni di lavoratori: il rischio che venga considerata solo la paga minima, lasciando fuori tutto il resto delle tutele garantite dai contratti collettivi firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
Secondo la Cisl, infatti, il problema non riguarda soltanto il livello salariale, ma anche tutti gli elementi normativi che fanno parte di un vero contratto collettivo leader. Ed è proprio su questo punto che Fumarola lancia l’allarme più forte.
La Cisl: non basta il minimo salariale senza le tutele dei contratti leader
Nel passaggio centrale dell’intervista, Fumarola sottolinea che il rischio può essere evitato solo “esigendo anche l’allineamento di tutti gli elementi normativi contenuti nei contratti leader”.
Per la Cisl, quindi, limitarsi a riconoscere una soglia economica senza estendere anche le norme contenute nei principali CCNL rischia di creare una tutela solo parziale. In pratica, un lavoratore potrebbe vedersi riconosciuta una paga considerata “adeguata” (quella stabilita dal CCNL firmato dai sindacati comparativamente più rappresentativi), ma senza beneficiare di tutto il sistema di diritti costruito dalla contrattazione collettiva.
La critica riguarda il fatto che il decreto del Primo Maggio, concentrandosi sul “salario giusto”, avrebbe dimenticato i “diritti giusti”. Un aspetto che, secondo il sindacato, apre la porta a situazioni di dumping contrattuale e alla diffusione di contratti con meno garanzie. Occorre quindi una modifica in fase di conversione in legge del decreto.
Ferie, straordinari e indennità: cosa rischia di restare fuori
La posizione della Cisl punta l’attenzione su un punto concreto: nei contratti collettivi non esiste soltanto la paga base.
Dentro i CCNL firmati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative ci sono infatti diritti fondamentali come:
- maggiorazioni per lavoro straordinario;
- maggiorazioni per lavoro notturno;
- maggiorazioni per lavoro festivo;
- indennità di turno;
- indennità di reperibilità;
- indennità legate a mansioni disagiate;
- permessi retribuiti;
- numero di ferie superiori ai minimi di legge;
- tutele su malattia e infortunio;
- scatti di anzianità;
- welfare contrattuale e/o le prestazioni degli enti bilaterali.
Secondo la Cisl, se il decreto si limita a certificare solo un trattamento economico minimo, senza imporre anche l’applicazione delle norme dei contratti leader, molti lavoratori potrebbero essere esclusi proprio dalle tutele più importanti.
Ed è qui che Fumarola parla apertamente del rischio di legittimare la “pirateria associativa”, cioè quei contratti firmati da sigle poco rappresentative che prevedono condizioni peggiorative rispetto ai principali CCNL nazionali.
Il rischio dei contratti “gialli” denunciato dalla Cisl
Nell’intervista, la segretaria della Cisl afferma anche che bisogna impedire ai contratti “gialli” di entrare nel novero dei contratti considerati validi. Per il sindacato, infatti, il pericolo è che alcune aziende possano rispettare formalmente una soglia salariale minima, ma applicando contratti privi delle garanzie normative presenti nei CCNL leader.
La conseguenza sarebbe un abbassamento complessivo delle tutele nel mercato del lavoro. Non solo stipendi più bassi sul lungo periodo, ma anche meno ferie, meno maggiorazioni, meno indennità e meno diritti.
Per questo la Cisl insiste sul fatto che il “salario giusto” non possa essere separato dall’intero impianto normativo della contrattazione collettiva. Secondo Fumarola, il vero argine contro il dumping non è soltanto la paga oraria, ma il riconoscimento pieno dei contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.




