Il 13 maggio, nel corso del Premier Time al Senato, Giorgia Meloni ha dedicato ampio spazio al tema dei salari e del recupero del potere d’acquisto delle famiglie. Rispondendo a un’interrogazione di Noi Moderati (partito che sostieneil Governo attuale), la presidente del Consiglio ha rivendicato i risultati ottenuti dal governo grazie al taglio del costo del lavoro e ai rinnovi dei contratti pubblici.
Secondo Meloni, “seppure lentamente, le famiglie stanno recuperando potere acquisto”. La premier ha spiegato che le misure adottate dall’esecutivo avrebbero aumentato il netto in busta paga soprattutto per i redditi medio-bassi.
La nuova cifra annunciata dalla premier: “412 euro al mese in più”
Per sostenere la propria tesi, Meloni ha portato l’esempio della scuola. “È il caso della scuola, dove un docente ha potuto ottenere in media 412 euro al mese in più in busta paga, arretrati compresi”, ha dichiarato in Aula specificando che si tratta di un importo per 9 anni.
Una cifra che però ha immediatamente attirato l’attenzione perché diversa rispetto a quella comunicata appena pochi giorni fa dal governo. La scuola continua così a essere utilizzata come simbolo dell’azione dell’esecutivo, ma con numeri che cambiano rapidamente da un intervento all’altro.
Prima i 350 euro del decreto Primo Maggio, poi altri 350 euro sul Piano Casa
In occasione della presentazione del decreto Primo Maggio, infatti, Meloni aveva parlato di un aumento medio di 350 euro mensili per il personale scolastico grazie ai rinnovi contrattuali.
Una coincidenza numerica che aveva già fatto discutere. Adesso però la cifra cambia ancora e passa da 350 a 412 euro al mese.
Docenti e Ata delusi dagli aumenti e dal peso della tassazione nel Cedolino
Le nuove dichiarazioni della premier rischiano quindi di alimentare ulteriori polemiche tra i lavoratori della scuola. Il personale docente e Ata continua infatti ad attendere interventi sostanziali che cambino davvero l’importo del netto nel cedolino paga. Oltre che accordi di rinnovo che siano in grado di recuperare il potere d’acquisto perso negli anni dell’inflazione.
Ed è proprio per questo motivo che ogni annuncio sugli stipendi viene osservato con attenzione crescente. Soprattutto quando, nel giro di pochi giorni (per puro calcolo politico), le cifre cambiano più volte.




