Una nuova sentenza riaccende l’attenzione sulla pensione anticipata e potrebbe interessare una platea molto ampia di lavoratori. Al centro della vicenda ci sono i contributi figurativi, cioè quelli riconosciuti durante periodi di disoccupazione, malattia, maternità o utilizzo di ammortizzatori sociali come Cassa integrazione o NASpI.
Per anni, infatti, molti lavoratori si sono visti respingere la domanda di pensione anticipata pur avendo raggiunto i requisiti contributivi previsti dalla legge. Il motivo era legato all’interpretazione adottata dall’INPS sui cosiddetti 35 anni di contributi “effettivi”.
La sentenza che cambia le regole
A consolidare il nuovo orientamento è stata una sentenza del Tribunale di Siena emessa nell’aprile 2026 (la n. 208), che richiama quanto già stabilito dalla Corte di Cassazione nel 2024 con due sentenze di fatto identiche, la n. 24916 e n. 24952 nel 2024, a cui ha fatto seguito l’ordinanza 27910 del 2025.
Secondo i giudici, per la pensione anticipata ordinaria prevista dalla Legge Fornero non esiste alcun obbligo di possedere 35 anni di contribuzione effettiva. Questo significa che anche i contributi figurativi devono essere considerati validi nel raggiungimento del requisito pensionistico.
La decisione potrebbe avere effetti importanti soprattutto per chi ha avuto carriere discontinue, periodi di cassa integrazione, malattia lunga o disoccupazione involontaria.
Chi può beneficiare della novità
La questione riguarda tutti coloro che raggiungono il requisito contributivo complessivo previsto dalla normativa vigente: 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Fino ad oggi, però, molte domande venivano respinte perché INPS escludeva dal conteggio alcuni periodi coperti da contributi figurativi.
Tra i lavoratori più coinvolti ci sono quelli che hanno percepito la NASpI, chi ha affrontato lunghi periodi di malattia oppure chi ha avuto sospensioni lavorative non dipendenti dalla propria volontà.
Cosa devono fare i lavoratori
Dopo questa nuova pronuncia, patronati e consulenti invitano i lavoratori a verificare attentamente la propria posizione contributiva.
Chi ha maturato i requisiti complessivi potrebbe infatti presentare domanda di pensione anticipata anche senza raggiungere i 35 anni di contributi effettivi richiesti in passato dall’INPS.
In caso di diniego resta inoltre possibile presentare ricorso, facendo riferimento alle recenti sentenze favorevoli emesse dalla Cassazione e – ora anche – dal Tribunale di Siena.




