Stipendi Scuola, 200 Euro Persi Ogni Mese. Ecco i Cedolini Scandalosi

Un’assistente amministrativa ha inviato in redazione i cedolini di maggio 2026 e maggio 2025 nei quali lamenta una riduzione dello stipendio netto di 200 euro e ci chiede il perché malgrado il rinnovo contrattuale che ha incrementato i lordi degli stipendi scuola. Analoga situazione ci viene denunciata dal personale Docente.

Aumenti in busta paga solo sulla carta

Il rinnovo contrattuale per Docenti e ATA porta aumenti sul lordo, ma il netto continua a scendere. È quanto emerge dal confronto tra i cedolini di maggio 2025 e maggio 2026 di un’assistente amministrativa del comparto scuola, che in un anno ha perso oltre 200 euro netti mensili.

Nel maggio 2025 lo stipendio netto era pari a 1.645,95 euro, mentre nel maggio 2026 scende a 1.428,53 euro. Una differenza di circa 217 euro nonostante gli incrementi previsti dal rinnovo del contratto.

Questo il cedolino di maggio 2025 con un netto di 1.645,95.
Questo, invece, lo stipendio del mese di maggio 2026, dopo il rinnovo contrattuale, con oltre 200 euro mensili in meno.

Lo stipendio tabellare cresce, ma il netto cala

Il dato più evidente riguarda l’aumento dello stipendio tabellare, che passa da 1.152,06 euro a 1.256,99 euro nel giro di dodici mesi.

Tuttavia il netto finale diminuisce a causa del peso crescente delle trattenute e della riduzione di alcune indennità accessorie. La funzione superiore DSGA, ad esempio, scende da 472,83 euro a 343,71 euro.

Conguagli fiscali e trattenute cancellano gli aumenti

A incidere in maniera decisiva sono i conguagli fiscali e le addizionali IRPEF. Nel maggio 2025 i conguagli ammontavano a 67,82 euro, mentre nel maggio 2026 salgono a 168,36 euro.

Nel cedolino del 2026 compaiono infatti:

  • 73,57 euro di debito per conguaglio fiscale;
  • 55,84 euro di addizionale regionale IRPEF;
  • 28,05 euro di addizionale comunale saldo;
  • 10,90 euro di addizionale comunale acconto.

Voci che finiscono per assorbire gran parte degli aumenti ottenuti con il rinnovo contrattuale.

Fiscal drag: perché gli aumenti si trasformano in stipendi più bassi

Dietro il paradosso di stipendi lordi più alti ma netti più bassi c’è anche il fenomeno del fiscal drag, il cosiddetto drenaggio fiscale.

Quando gli stipendi aumentano, anche di poco, il lavoratore rischia di perdere detrazioni o di subire una maggiore pressione fiscale. In pratica, una parte consistente degli aumenti viene riassorbita dal sistema tributario.

Il risultato è evidente: gli incrementi previsti dai rinnovi contrattuali non sempre si trasformano in un reale miglioramento economico per molti dipendenti pubblici.

Il tema stipendi è una questione che riguarda tutta la classe media

Il caso dimostra come il problema degli stipendi nella scuola non riguardi soltanto i rinnovi contrattuali, ma soprattutto il peso del sistema fiscale sulle retribuzioni medio-basse. Se agli aumenti annunciati continuano a corrispondere netti più bassi, il rischio è che ogni rinnovo perda credibilità agli occhi dei lavoratori.

Per il personale ATA, così come per docenti e dipendenti pubblici, il tema non è più soltanto ottenere qualche euro in più sul lordo, ma garantire stipendi realmente capaci di sostenere il costo della vita. Senza un intervento strutturale su tassazione, detrazioni e fiscal drag, gli aumenti continueranno a essere erosi da conguagli e trattenute, alimentando sfiducia e malcontento in uno dei settori centrali del servizio pubblico.