Personale ATA esclusi dai salti di ruolo DSGA: la Cassazione riaccende le speranze

Per migliaia di assistenti amministrativi Ata che negli ultimi anni hanno svolto funzioni superiori senza ottenere un reale avanzamento professionale, arriva una decisione destinata a far discutere.

La Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 14559/2026, ha infatti deciso di rimettere al primo presidente la questione dei cosiddetti “salti al ruolo” verso il profilo di Dsga, aprendo così alla possibile valutazione delle Sezioni Unite.

Si tratta di un passaggio importante perché riguarda uno dei temi più controversi del comparto scuola: la mobilità verticale degli Ata verso il ruolo di direttore dei servizi generali e amministrativi. Una vicenda che negli anni ha generato ricorsi, interpretazioni differenti e forti tensioni tra lavoratori e amministrazione.

Il nodo del passaggio diretto da Ata a Dsga

Il caso nasce dal ricorso di alcuni dipendenti scolastici (inquadrati nelle figure ATA) che contestavano la mancata attivazione delle procedure di mobilità verticale previste dal contratto scuola. Secondo i ricorrenti, il ministero avrebbe continuato ad assegnare incarichi superiori agli assistenti amministrativi senza però avviare percorsi stabili di progressione professionale.

Al centro della questione c’è il cosiddetto passaggio “per saltum”. In pratica, il trasferimento diretto dal profilo Ata a quello di Dsga senza il passaggio intermedio previsto dagli ordinamenti professionali.

Proprio questa modalità ha creato negli anni interpretazioni contrastanti nei tribunali e all’interno della stessa amministrazione scolastica.

Migliaia di assistenti amministrativi attendono risposte

In molte scuole italiane gli assistenti amministrativi svolgono da tempo mansioni tipiche dei Dsga. Spesso si tratta di incarichi affidati per coprire carenze di organico o posti vacanti, ma senza un reale riconoscimento definitivo del ruolo.

Per questo motivo la decisione della Cassazione viene osservata con grande attenzione dal personale Ata che si è visto escluso dai percorsi di valorizzazione professionale.

L’eventuale intervento delle Sezioni Unite potrebbe infatti fissare un principio definitivo sulla legittimità dei passaggi verticali e sulle future possibilità di crescita professionale per migliaia di lavoratori della scuola.