Il salario giusto introdotto dal Dl 62/2026 (Decreto 1° Maggio) dovrà essere costruito partendo dal Tec, cioè il Trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi nazionali firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. È questo l’orientamento sempre più chiaro emerso dal Festival del Lavoro, durante il convegno dedicato a legalità, sicurezza e dignità nel sistema degli appalti.
A chiarire la direzione del Ministero del Lavoro è stata Maria Condemi, direttore centrale rapporti di lavoro, che ha spiegato come il “pacchetto contenutistico del Trattamento economico complessivo va ancora disegnato”. Una frase che conferma come il governo stia lavorando alla definizione concreta del nuovo parametro che dovrà individuare il cosiddetto salario giusto previsto dal Decreto Primo Maggio.
Il Tec andrà oltre la sola paga base
Dalle parole di Condemi emerge però un orientamento preciso: il salario non verrà misurato soltanto sulla paga minima tabellare. Il Tec comprenderà infatti tutto ciò che economicamente arriva al lavoratore attraverso il contratto collettivo nazionale.
La dirigente del Ministero ha spiegato che nel Tec rientrano tredicesima, Tfr, premi, welfare contrattuale e tutte le altre componenti economiche riconosciute dal Ccnl. In sostanza il valore del contratto dovrà essere verificato nel suo complesso.
Si tratta di un passaggio importante soprattutto nel dibattito sul salario nell’ambito del nuovo Decreto. L’impostazione che emerge dal Ministero punta infatti a rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva nazionale firmata dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, considerata il vero punto di riferimento per stabilire un salario adeguato.
Tavoli tecnici con Inps e Cnel
Condemi ha anche spiegato che il Ministero del Lavoro è già impegnato nei tavoli tecnici con Inps e Cnel per mettere ordine nelle banche dati contrattuali e nella raccolta delle informazioni sulla rappresentanza.
L’obiettivo è capire quali contratti abbiano realmente peso nel sistema produttivo italiano. Secondo il Ministero, infatti, non bastano le autodichiarazioni delle parti sociali su iscritti e sedi territoriali.
Per stabilire se un contratto garantisce davvero un salario giusto bisognerà verificare consistenza, diffusione e trattamenti economici effettivamente riconosciuti ai lavoratori.
Appalti, equivalenza contrattuale e lotta al dumping
Nel dibattito è emerso anche il tema dell’equivalenza contrattuale negli appalti pubblici. Le nuove norme prevedono che si applichino i contratti leader, cioè quelli sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
Contratti differenti potranno essere utilizzati soltanto se garantiranno condizioni economiche equivalenti. Una misura che, insieme al rafforzamento dei controlli ispettivi annunciato dall’Inl, punta a contrastare il dumping contrattuale e l’utilizzo di contratti meno tutelanti.




