Nuovo scontro sul decreto Lavoro del Primo Maggio attualmente in discussione al Senato per la conversione in legge. Un emendamento presentato dai relatori Walter Rizzetto (FdI), Tiziana Nisini (Lega) e Chiara Tenerini (FI) interviene infatti sulla definizione di Trattamento Economico Complessivo (Tec), il parametro individuato dal Governo per definire il cosiddetto “salario giusto” necessario ad accedere agli incentivi e ai bonus assunzione previsti dal provvedimento.
Secondo il testo, il Tec “si compone di tutte le voci retributive fisse e continuative, dirette, indirette e differite, comprese le mensilità aggiuntive e le indennità contrattuali fisse e continuative, nonché le prestazioni di welfare contrattuale riconosciute alla generalità dei dipendenti”. Viene inoltre precisato che “sono in ogni caso escluse le voci retributive discrezionali e variabili riconosciute ai singoli lavoratori”.
Cos’è il Tec secondo l’emendamento
La novità più rilevante riguarda però i contratti collettivi che potranno essere utilizzati come riferimento per verificare il rispetto del salario giusto.
L’emendamento stabilisce infatti che potranno essere considerati validi non soltanto i contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, ma anche quelli firmati da altre sigle sindacali purché “assicurano un trattamento economico complessivo equivalente” a quello previsto dai contratti di riferimento.
In altre parole, il parametro non sarebbe più esclusivamente il contratto firmato da Cgil, Cisl e Uil o dalle organizzazioni datoriali maggiormente rappresentative, ma anche contratti sottoscritti da organizzazioni minori (di parte sindacale, ma anche di parte datoriale) se in grado di garantire un salario equivalente.
Per molti osservatori si tratta di una significativa correzione dell’impianto originario del decreto. Il Governo, che inizialmente sembrava voler ancorare il concetto di salario giusto ai contratti maggiormente rappresentativi, avrebbe scelto una strada più inclusiva nei confronti delle sigle sindacali minori, finendo però per attenuare – o snaturare – la portata della norma.
La critica della Cisl
Durissima la reazione della segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola.
«Sbagliato nelle intenzioni, inefficace nella forma. L’emendamento dei relatori al decreto primo maggio rischia di trasformarsi in un pasticcio, anche interpretativo, di cui nessuno davvero sente il bisogno», ha dichiarato.
Secondo la leader della Cisl, «nessun lavoratore può ricevere una retribuzione e un trattamento economico e normativo inferiore a quelli regolati nei contratti nazionali sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil». Fumarola sostiene inoltre che il pilastro del decreto sia proprio il riferimento ai contratti sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, elemento che sarebbe stato introdotto per contrastare il dumping contrattuale e dare piena attuazione all’articolo 36 della Costituzione.
Il sostegno di Cisal e delle sigle minori
Di segno opposto la posizione di UGL e Cisal, alcune delle organizzazioni che vedono positivamente l’intervento dei relatori.
Il segretario generale Francesco Cavallaro ha definito l’emendamento «il necessario completamento per una definizione compiuta di giusto salario», sostenendo che la norma rappresenta una tutela contro la deregolamentazione e che non può essere riservato soltanto a pochi soggetti il potere di determinare quali contratti debbano essere considerati validi.
La partita è quindi tutt’altro che chiusa. Dietro la definizione del Tec si gioca infatti una questione centrale: stabilire chi può fissare il salario di riferimento per milioni di lavoratori e quali contratti potranno essere riconosciuti dal legislatore come parametro del cosiddetto salario giusto.




![Statali, Contratto Verso la Firma: Aumenti da 153 Euro e Arretrati di Oltre 800 Euro [TABELLE]](https://tuttolavoro24.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_0574-218x150.jpeg)