Per anni molti lavoratori si sono sentiti rispondere dall’INPS che non potevano andare in pensione anticipata perché non avevano maturato almeno 35 anni di contributi “effettivi”. Un requisito che ha penalizzato soprattutto chi ha attraversato periodi di disoccupazione, malattia o cassa integrazione e ha accumulato contributi figurativi durante la propria carriera.
Ora però una nuova sentenza del Tribunale di Siena conferma un orientamento già espresso dalla Corte di Cassazione e apre la strada a molti lavoratori che finora si sono visti negare il pensionamento.
Perché i 35 anni di contributi potrebbero non servire
La pensione anticipata ordinaria prevista dalla Legge Fornero richiede oggi 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Secondo l’INPS, però, almeno 35 anni dovevano essere costituiti da contribuzione effettiva, cioè derivante da attività lavorativa o da versamenti volontari. Venivano quindi esclusi dal conteggio molti contributi figurativi accreditati durante periodi di NASpI, malattia o altre tutele previdenziali.
Una interpretazione che ha portato al rigetto di numerose domande di pensione.
La Cassazione e il Tribunale danno ragione ai lavoratori
La situazione è cambiata dopo le sentenze della Corte di Cassazione del 2024 e la successiva decisione del Tribunale di Siena dell’aprile 2026.
I giudici hanno chiarito che la pensione anticipata introdotta dalla Riforma Fornero è una prestazione diversa dalla vecchia pensione di anzianità e che la legge non richiede in alcun punto il possesso di 35 anni di contribuzione effettiva.
In altre parole, tutti i contributi validamente accreditati, compresi quelli figurativi, devono essere conteggiati per raggiungere il requisito pensionistico.
Chi può beneficiare di questa novità
La sentenza interessa soprattutto chi ha maturato il requisito contributivo complessivo previsto dalla legge ma non raggiunge i 35 anni di contribuzione effettiva.
Rientrano in questa situazione molti lavoratori che nel corso della carriera hanno percepito la NASpI, hanno affrontato lunghi periodi di malattia o hanno avuto interruzioni lavorative non dipendenti dalla propria volontà.
Per queste persone la possibilità di accedere alla pensione potrebbe essere molto più vicina del previsto.
Cosa fare se l’INPS ha respinto la domanda
Chi ha già ricevuto un diniego dall’INPS per la mancanza dei 35 anni di contributi effettivi non dovrebbe considerare chiusa la partita.
Le recenti pronunce dei giudici confermano infatti che questo requisito non trova fondamento nella normativa della pensione anticipata ordinaria.
Per questo motivo è consigliabile verificare la propria posizione contributiva e valutare la presentazione di un ricorso. Chi invece non ha ancora inoltrato la domanda può chiedere una verifica preventiva dei contributi maturati, soprattutto se sono presenti periodi coperti da contribuzione figurativa che l’INPS potrebbe non aver considerato correttamente.



