Con la sottoscrizione dell’ipotesi di accordo del 4 giugno 2026, Unionmeccanica-Confapi e Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil hanno completato il rinnovo del contratto nazionale delle piccole e medie industrie metalmeccaniche, orafe e dell’installazione di impianti. Oltre agli aumenti salariali previsti fino al 2028, l’intesa costituisce anche un importante chiarimento sulla detassazione degli incrementi retributivi introdotta dalla Legge di Bilancio 2026.
Il rinnovo conferma la detassazione al 5%
Nei mesi scorsi non erano mancati dubbi interpretativi da parte di alcuni consulenti del lavoro e operatori del settore sulla possibilità di applicare la tassazione agevolata del 5% agli aumenti retributivi previsti dall’accordo del 24 luglio 2025.
La questione nasceva dal fatto che quell’intesa aveva disciplinato soltanto la parte economica per il biennio 2025-2026, lasciando aperto il confronto sugli aspetti normativi. Per chiarire definitivamente la situazione, le parti sociali si erano già incontrate il 29 aprile 2026 sottoscrivendo uno specifico Verbale d’Interpretazione.
Con il rinnovo del 4 giugno viene di fatto confermato questo orientamento: l’accordo del 24 luglio 2025 costituisce a tutti gli effetti un rinnovo contrattuale biennale e non un semplice “accordo ponte”.
Perché il chiarimento è importante
La precisazione consente di riconoscere l’applicazione dell’imposta sostitutiva del 5% (il Bonus Fiscale della legge di Bilancio 2026) sugli aumenti salariali derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali.
Le parti hanno infatti chiarito che gli incrementi retributivi stabiliti nel 2025 rappresentano la ridefinizione dei nuovi minimi contrattuali nazionali successiva alla scadenza del precedente CCNL, avvenuta il 31 dicembre 2024. Si tratta di un passaggio particolarmente rilevante perché elimina le incertezze interpretative che avevano accompagnato l’applicazione della misura nei primi mesi dell’anno.
Arretrati da gennaio per chi non ha beneficiato dello sconto fiscale
Per i lavoratori che non hanno ancora ottenuto l’applicazione della detassazione, il chiarimento apre la strada al recupero delle somme spettanti.
La tassazione agevolata riguarda infatti gli aumenti erogati nelle tranche di giugno e settembre 2025, applicabili sulle retribuzioni da gennaio 2026 fino a dicembre 2026, oltre all’incremento previsto da giugno 2026.
Chi nei primi mesi dell’anno ha subito una tassazione ordinaria sugli aumenti contrattuali potrà quindi ricevere gli arretrati relativi alle mensilità già maturate (da gennaio a maggio 2026: 5 mesi), con il recupero delle maggiori imposte versate rispetto all’aliquota agevolata del 5%. La conseguenza? Il netto in busta paga a giugno salirà sia per effetto dell’aumento previsto dall’accordo di rinnovo, sia per gli effetti della detassazione (arretrati inclusi).




