Statali, spuntano Arretrati Non Pagati. Ecco Chi Potrebbe Recuperare Somme Aggiuntive

Per migliaia di dipendenti degli enti locali potrebbe aprirsi una nuova partita sugli stipendi e sugli arretrati legati all’ultimo rinnovo contrattuale. Alcune organizzazioni sindacali stanno infatti chiedendo il ricalcolo delle vecchie progressioni economiche orizzontali maturate prima della riforma del sistema di classificazione entrata in vigore nell’aprile 2023.

La questione riguarda importi generalmente contenuti, ma che potrebbero avere effetti non soltanto sulla busta paga mensile, bensì anche sul trattamento accessorio, sul Tfr o Tfs e persino sulla futura pensione. Proprio per questo il tema sta attirando l’attenzione di lavoratori e rappresentanze sindacali.

Da dove nasce il problema

Per comprendere la vicenda occorre fare un passo indietro. Fino a marzo 2023 i dipendenti delle Funzioni Locali erano inquadrati nelle vecchie categorie professionali e potevano ottenere le cosiddette progressioni economiche orizzontali (Peo), che determinavano un aumento stabile della retribuzione.

Con l’entrata in vigore del nuovo sistema di classificazione previsto dal contratto nazionale, le vecchie categorie sono state sostituite dalle nuove aree professionali. In quel momento le progressioni economiche già maturate sono state “congelate” e trasformate nei cosiddetti differenziali stipendiali.

L’obiettivo era fotografare il trattamento economico esistente al momento del passaggio al nuovo sistema, mantenendo ai lavoratori quanto già acquisito.

Cosa è successo con il nuovo contratto

Successivamente è arrivato il rinnovo del contratto nazionale 2022-2024. Nel frattempo i lavoratori avevano già percepito l’indennità di vacanza contrattuale (Ivc), riconosciuta sia sullo stipendio tabellare sia sulle vecchie progressioni economiche.

Quando sono stati applicati gli aumenti previsti dal nuovo contratto, però, gli incrementi hanno interessato principalmente gli stipendi tabellari iniziali. Secondo alcuni sindacati non sarebbe stato effettuato un corrispondente adeguamento dei differenziali stipendiali derivanti dalle vecchie progressioni.

Da qui nasce la richiesta di ricalcolo da parte dei sindacati – tra cui in particolare la Cgil – perché una parte degli aumenti collegati alle precedenti progressioni potrebbe non essere stata valorizzata correttamente.

Quanto si potrebbe recuperare

Le somme in discussione non sono particolarmente elevate. Secondo le ricostruzioni tecniche, gli importi andrebbero da circa 0,10 euro lordi mensili per alcune posizioni iniziali fino a circa 3,82 euro lordi mensili per le posizioni più elevate.

In un caso esaminato dagli esperti, un dipendente potrebbe aver perso circa 0,45 euro lordi al mese.

Pur trattandosi di cifre modeste, il ricalcolo potrebbe produrre effetti anche sugli arretrati maturati negli anni successivi e su altri istituti economici collegati alla retribuzione.

Sindacati e amministrazioni su posizioni diverse

La questione è tutt’altro che chiusa. Dal punto di vista contrattuale esistono infatti interpretazioni differenti.

Da una parte si sostiene che il congelamento delle vecchie progressioni economiche sia stata effettuata una sola volta nel 2023 e che quindi non possa essere modificata successivamente. Dall’altra, i sindacati ritengono che gli incrementi stipendiali introdotti dal nuovo contratto debbano essere riflessi anche sui differenziali “congelati”.

Proprio questa divergenza interpretativa potrebbe aprire una fase di confronto tra Aran, amministrazioni e organizzazioni sindacali. Se la tesi sindacale dovesse prevalere, gli enti locali potrebbero essere chiamati a ricalcolare le posizioni interessate e a riconoscere le eventuali differenze economiche non corrisposte ai lavoratori.