Metalmeccanici, Caldo nei Capannoni Industriali: Sindacati Chiedono l’Intervento di Prefetture e Ispettorati

Le temperature elevate che stanno interessando gran parte dell’Italia stanno riportando al centro il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.Se da un lato diverse Regioni hanno emanato ordinanze che vietano o limitano le attività lavorative nelle ore più calde della giornata (per l’esattezza 12 regioni), queste misure riguardano quasi esclusivamente chi opera all’aperto, come lavoratori agricoli, edili e addetti ai cantieri stradali.

Rimane invece aperta la questione di chi lavora all’interno di capannoni, officine e stabilimenti industriali, dove il caldo può raggiungere livelli particolarmente elevati, come ad esempio i lavoratori metalmeccanici addetti alle officine di produzione, riparazione, collaudo, ecc.

Le ordinanze non proteggono chi lavora nei capannoni

Le ordinanze anti-caldo adottate negli ultimi mesi hanno l’obiettivo di evitare l’esposizione diretta ai raggi solari nelle fasce orarie più critiche. Tuttavia, tali disposizioni non si applicano generalmente ai lavoratori impiegati negli ambienti chiusi.

Nei capannoni industriali, soprattutto nel settore metalmeccanico e automotive, le alte temperature esterne si sommano al calore prodotto da macchinari, linee produttive e impianti, creando condizioni che possono diventare particolarmente pesanti durante i mesi estivi. Per questo motivo i sindacati stanno chiedendo interventi specifici e controlli mirati.

Il caso Teramo: richiesta di intervento a Prefettura e Ispettorato

A sollevare con forza il problema sono state le organizzazioni sindacali Fim Cisl, Fiom Cgil, Felsa Cisl e Nidil Cgil di Teramo. Le sigle hanno chiesto l’intervento della Prefettura e dell’Ispettorato territoriale del lavoro per verificare le condizioni presenti negli stabilimenti metalmeccanici e automotive della provincia.

Secondo i sindacati, oltre alle temperature elevate si registrano carichi produttivi crescenti e un ricorso massiccio agli straordinari, con settimane lavorative che in alcuni casi arriverebbero fino a 56 ore. Particolare attenzione viene inoltre riservata ai lavoratori somministrati e in staff leasing, considerati maggiormente esposti a pressioni e criticità organizzative.

Proteste anche negli stabilimenti del Friuli

Quello di Teramo non è un caso isolato. Nelle scorse settimane anche in alcuni stabilimenti industriali del Friuli i lavoratori hanno manifestato e segnalato difficoltà legate alle elevate temperature registrate all’interno dei reparti produttivi.

Le proteste confermano come il problema del caldo nei luoghi di lavoro chiusi stia assumendo una dimensione nazionale. Per i sindacati è necessario estendere l’attenzione istituzionale anche agli ambienti industriali, affinché la tutela della salute non riguardi soltanto chi lavora all’aperto ma anche migliaia di metalmeccanici impiegati ogni giorno nei capannoni produttivi.