Assegno Unico: Perché la Fine della Scuola Può Portare un Taglio Fino a 35 Euro al Mese

Per alcune famiglie percettrici dell’Assegno Unico il mese di giugno potrebbe nascondere una sorpresa poco piacevole. Con la conclusione dell’anno scolastico, infatti, molti lavoratori precari della scuola vedono terminare il proprio contratto e questo cambiamento può avere effetti diretti sull’importo dell’assegno erogato dall’INPS.

Il rischio non riguarda soltanto insegnanti e personale scolastico: ogni volta che uno dei due genitori smette di lavorare, anche solo temporaneamente, può venire meno una delle maggiorazioni previste dalla normativa. Il risultato è una riduzione dell’importo mensile. Ma vediamo meglio nel dettaglio.

Quando arrivano i pagamenti di giugno

Per le famiglie che già percepiscono regolarmente l’Assegno Unico e non hanno comunicato variazioni, i pagamenti di giugno 2026 sono previsti tra il 16 e il 19 giugno.

Le date possono variare leggermente da beneficiario a beneficiario, ma il calendario diffuso dall’INPS prevede l’accredito nella seconda metà del mese per le prestazioni che non hanno subito modifiche rispetto ai mesi precedenti.

Proprio in questo periodo molte famiglie stanno verificando l’importo spettante e alcuni potrebbero accorgersi di una riduzione legata alla perdita di specifiche maggiorazioni.

La maggiorazione dell’Assegno Unico per entrambi i genitori lavoratori

L’Assegno unico prevede una maggiorazione riconosciuta quando entrambi i genitori risultano titolari di reddito da lavoro.

Si tratta di un importo aggiuntivo che varia in base all’ISEE del nucleo familiare e che può arrivare a circa 35 euro mensili. La logica della misura è quella di sostenere le famiglie nelle quali entrambi i genitori partecipano al mercato del lavoro.

Per continuare a beneficiare di questa quota aggiuntiva è quindi necessario che entrambi mantengano lo status di lavoratore.

Perché la fine della scuola può far perdere l’aumento dell’Assegno Unico

Ogni anno migliaia di docenti supplenti e lavoratori precari della scuola vedono scadere il contratto a giugno con la conclusione delle attività didattiche. In questi casi il genitore che lavorava nella scuola potrebbe non risultare più occupato dopo la cessazione del rapporto di lavoro.

Se l’altro genitore continua a lavorare ma uno dei due perde l’occupazione, viene meno il requisito che consente di riconoscere la maggiorazione per entrambi i genitori lavoratori.

La conseguenza è una riduzione dell’importo dell’Assegno Unico che può arrivare fino a 34,90 euro al mese, a seconda dell’ISEE e della situazione familiare.

Non riguarda soltanto il personale scolastico

Anche se il fenomeno è particolarmente frequente tra insegnanti e personale ATA con contratto a termine, la regola vale per tutti. La perdita della maggiorazione può infatti interessare qualsiasi famiglia nella quale uno dei due genitori interrompa l’attività lavorativa.

Può accadere, ad esempio, dopo la scadenza di un contratto a tempo determinato, in caso di mancato rinnovo, dimissioni o cessazione dell’attività lavorativa autonoma.

Non è quindi la scuola in sé a determinare il taglio dell’assegno, ma il venir meno della condizione di “entrambi genitori lavoratori” richiesta dalla normativa.

Cosa succede se si torna a lavorare

La perdita della maggiorazione non è necessariamente definitiva. Se il genitore che ha cessato l’attività lavorativa trova una nuova occupazione e torna a possedere i requisiti richiesti, la famiglia può nuovamente beneficiare dell’aumento previsto per entrambi i genitori lavoratori.

Rimanendo nell’ambito della scuola, anche ricominciare con un nuovo contratto a settembre garantisce il bonus per il secondo percettore di reddito. Da settembre, quindi, INPS può tornare a riconoscere la maggiorazione qualora il requisito sia rispettato.

Per questo motivo è importante comunicare correttamente all’INPS eventuali variazioni che incidono sul diritto alle maggiorazioni dell’Assegno Unico.