Congedo per Genitori: Come Funziona Oggi e Perché Potrebbe Arrivare a 5 Mesi per Tutti

Famiglia figli

Diventare genitori significa anche dover conciliare lavoro e famiglia nei primi mesi di vita di un figlio. Negli ultimi anni le regole sul congedo sono cambiate più volte, con l’obiettivo di offrire un sostegno maggiore alle famiglie e favorire una distribuzione più equilibrata delle responsabilità tra madri e padri. Ora, però, una nuova proposta punta a cambiare ancora le cose e potrebbe portare a una vera rivoluzione nel sistema italiano dei congedi.

L’idea è quella di garantire a entrambi i genitori un periodo di assenza dal lavoro più lungo e meglio retribuito. Ma come funziona oggi il congedo e cosa prevede la proposta che arriva dal Piemonte? Vediamo meglio nel dettaglio.

Come funziona oggi il congedo parentale in Italia

Il congedo parentale è il periodo di astensione facoltativa dal lavoro che i genitori possono utilizzare nei primi anni di vita del figlio. Si tratta dunque di uno strumento diverso dal congedo di maternità obbligatorio e dal congedo di paternità obbligatorio.

Attualmente entrambi i genitori hanno diritto a un periodo di congedo parentale che può essere utilizzato in modo flessibile, anche a giorni o a mesi, entro i limiti previsti dalla legge.

L’obiettivo è consentire alle famiglie di dedicare più tempo alla cura dei figli senza dover rinunciare completamente al reddito.

Quanto dura e come viene retribuito

Negli ultimi provvedimenti dedicati alle famiglie, il Governo ha aumentato la quota di congedo parentale indennizzata con una retribuzione più elevata rispetto al passato. La misura è stata pensata per incentivare l’utilizzo del congedo da parte dei genitori, rendendo economicamente meno pesante l’assenza dal lavoro nei primi anni di vita del bambino.

Oggi il congedo parentale può durare fino a 10 mesi da dividere tra madre e padre. Funziona così:

  • tre mesi complessivi di congedo parentale sono indennizzati all’80% della retribuzione, se fruiti entro i primi 6 anni di vita del figlio;
  • ulteriori sei mesi complessivi sono indennizzati al 30% della retribuzione;
  • eventuali periodi ulteriori possono essere fruiti senza indennità, salvo specifiche condizioni di reddito.

Dal 2026 il diritto può essere esercitato fino al compimento dei 14 anni di vita del figlio.

L’intento dichiarato è favorire una maggiore partecipazione dei padri alla cura dei figli e sostenere la natalità, uno dei temi più discussi negli ultimi anni.

Il congedo di paternità resta molto più breve

Nonostante le novità introdotte sul congedo parentale (che ricordiamo è facoltativo), la differenza tra madri e padri continua a essere significativa.

Il periodo di astensione obbligatoria della madre dal lavoro è di cinque mesi (solitamente 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo) retribuiti all’80%.

I padri lavoratori dipendenti hanno invece diritto a un congedo di paternità obbligatorio di 10 giorni lavorativi retribuiti al 100%, da utilizzare da due mesi prima la data presunta del parto fino ai cinque mesi successivi alla nascita. In caso di parto plurimo, la durata del congedo è aumentata a 20 giorni lavorativi.

Si tratta di un passo avanti rispetto al passato, ma secondo molte associazioni e amministratori locali non è ancora sufficiente per favorire una reale condivisione delle responsabilità familiari. Proprio da questa considerazione nasce la proposta che sta prendendo forma in Piemonte.

La proposta: cinque mesi di congedo per ogni genitore

A Settimo Torinese è stata avviata una raccolta firme nazionale per una proposta di legge di iniziativa popolare che punta a introdurre il cosiddetto congedo paritario.

L’idea è semplice: riconoscere a ciascun genitore cinque mesi di congedo interamente retribuiti e non trasferibili. Questo significa che ogni genitore avrebbe un proprio periodo garantito da utilizzare personalmente. Se non venisse utilizzato, non potrebbe essere ceduto all’altro genitore. In questo modo si incentiverebbero anche i padri a utilizzare il congedo.

Secondo i promotori, una misura di questo tipo aiuterebbe a distribuire in modo più equilibrato il carico di cura dei figli e a ridurre le difficoltà che spesso ricadono quasi esclusivamente sulle madri.

L’obiettivo è arrivare in Parlamento

Il comitato promotore punta a raccogliere almeno 50 mila firme entro dicembre per portare la proposta all’attenzione del Parlamento in tempo per la prossima Legge di Bilancio.

Se una misura simile dovesse essere approvata, molte famiglie potrebbero beneficiare di tempi più lunghi da dedicare ai figli senza subire una riduzione significativa del reddito. Inoltre, per i padri significherebbe avere uno spazio più ampio per vivere i primi mesi accanto ai bambini. Per le madri potrebbe tradursi in una maggiore condivisione delle responsabilità familiari e in un ritorno al lavoro meno penalizzante.

Per il momento si tratta ancora di una proposta, ma il tema del congedo parentale è destinato a restare al centro del dibattito politico nei prossimi mesi, soprattutto in un Paese che continua a confrontarsi con il calo delle nascite e con la necessità di sostenere concretamente le famiglie.