Con la conclusione dell’anno scolastico, migliaia di supplenti della scuola con contratto in scadenza al 30 giugno 2026 si preparano a presentare la domanda di NASpI, l’indennità di disoccupazione erogata dall’INPS a favore dei lavoratori che perdono involontariamente l’occupazione.
Dal 1° luglio parte la domanda NASpI per i supplenti della scuola
La domanda può essere presentata a partire dal 1° luglio 2026 e comunque entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.
Anche se il termine è piuttosto ampio, è consigliabile non attendere troppo. Presentare la domanda nei primi giorni di luglio consente infatti di evitare ritardi nella lavorazione della pratica e nell’erogazione del primo pagamento.
Molti supplenti, soprattutto quelli con contratti brevi o saltuari, ogni anno incontrano difficoltà nella fase istruttoria della NASpI a causa di dati contributivi non immediatamente disponibili nei sistemi INPS.
Ed è proprio qui che entra in gioco un documento spesso sottovalutato ma estremamente utile: il Certificato di Disoccupazione rilasciato dalle Ragionerie Territoriali dello Stato (RTS).
Perché l’INPS può chiedere documenti integrativi
Sebbene gli stipendi del personale scolastico siano gestiti tramite NoiPA, i flussi contributivi verso l’INPS non sempre risultano immediatamente allineati.
Questo accade in particolare per:
- supplenti brevi e saltuari;
- contratti con proroghe multiple;
- contratti gestiti a cavallo di più mesi;
- emissioni arretrate o speciali NoiPA.
In questi casi, quando l’INPS esamina la domanda NASpI, potrebbe non visualizzare ancora tutte le retribuzioni o i contributi versati.
Il risultato? L’istituto sospende la pratica e chiede al lavoratore di integrare la documentazione.
Molto spesso vengono richiesti:
- contratti di supplenza
- cedolini stipendiali
- documentazione retributiva aggiuntiva
Questo passaggio rallenta inevitabilmente il pagamento.
Meglio evitare cedolini e contratti: contengono dati sensibili
Molti lavoratori allegano direttamente:
- buste paga;
- contratti di lavoro;
- cedolini NoiPA.
Ma questa non è sempre la scelta migliore.
Il motivo è semplice: questi documenti contengono numerosi dati sensibili o comunque non necessari ai fini della NASpI, come ad esempio:
- coordinate bancarie;
- trattenute sindacali;
- pignoramenti o cessioni del quinto;
- detrazioni fiscali;
- carichi familiari;
- dati sanitari o assenze particolari.
Dal punto di vista della privacy, trasmettere tutta questa documentazione quando non strettamente necessario non è ideale.
Esiste una soluzione molto più pulita.
Il Certificato di Disoccupazione NoiPA accelera la pratica
Il Certificato di Disoccupazione NoiPA, rilasciato dalla Ragioneria Territoriale dello Stato è probabilmente il documento più utile da allegare alla domanda NASpI.
Questo certificato riporta in modo sintetico ed essenziale:
- periodi lavorati;
- retribuzioni percepite;
- mesi di competenza;
- imponibile previdenziale;
- contribuzione versata all’INPS.
In pratica, contiene esattamente ciò che serve all’INPS, senza informazioni superflue.
I vantaggi sono evidenti:
1. Riduce le richieste di integrazione
L’INPS dispone subito dei dati retributivi essenziali.
2. Migliora la tutela della privacy
Non vengono trasmessi dati personali non necessari.
3. Può accelerare il pagamento
La pratica può essere istruita più rapidamente.
Per i supplenti brevi, in particolare, questo certificato può fare davvero la differenza.
Come richiedere il certificato alla RTS
Il certificato non è scaricabile autonomamente da NoiPA e non viene prodotto automaticamente.
Deve essere richiesto alla Ragioneria Territoriale dello Stato competente per territorio.
Di norma occorre inviare una richiesta scritta allegando copia di un documento di identità.
Sarebbe auspicabile che in futuro NoiPA rendesse disponibile questa certificazione in modalità automatica nell’area riservata del dipendente, semplificando notevolmente l’intera procedura.
Tabella riepilogativa





