Caldo in Fabbrica, Cassa Integrazione fino alle 16:00 e Turni ridotti. Ecco gli Accordi Sindacali

Le ordinanze anti-caldo emanate da molte Regioni vietano il lavoro all’aperto nelle ore più calde della giornata, generalmente tra le 12.30 e le 16, quando i lavoratori sono esposti direttamente ai raggi del sole. Nelle fabbriche, però, il problema è diverso ma non meno grave. Qui il caldo deriva da forni industriali, macchinari, superfici metalliche surriscaldate e ambienti poco ventilati. Per questo molte aziende stanno adottando una soluzione alternativa: la cassa integrazione con riduzione parziale dell’orario di lavoro.

Turni anticipati e stop nelle ore più calde

Nelle realtà produttive più strutturate la risposta passa attraverso accordi sindacalicome anticipato a TuttoLavoro24.it dalla Segreteria Nazionale Fiom-Cgil – che consentono di anticipare l’inizio del turno e terminare la produzione prima che le temperature raggiungano i livelli più elevati.

È il caso dello stabilimento Beko di Cassinetta (Varese), dove, come racconta il delegato Fiom Luciano Frontera a Il Sole 24 Ore in edicola oggi, durante l’estate si lavora su un turno unico anticipato: a seconda delle linee produttive l’attività inizia alle 6 o alle 7 del mattino e termina intorno alle 14.30. La fascia oraria successiva, fino alle 16.30, viene coperta con la cassa integrazione, evitando così che i lavoratori rimangano nelle aree più calde dello stabilimento.

La cassa integrazione diventa uno strumento di prevenzione

Si tratta, di fatto, di una cassa integrazione parziale, utilizzata non per una crisi produttiva ma per tutelare salute e sicurezza dei dipendenti. Gli orari cambiano da azienda ad azienda, in funzione dell’organizzazione dei turni e delle esigenze produttive, ma la logica resta la stessa: concentrare il lavoro nelle ore meno bollenti della giornata e ridurre l’esposizione al caldo interno.

Accanto alla rimodulazione dell’orario vengono adottate anche altre misure, come l’installazione di fontanelle di acqua fresca, ventilatori industriali, sistemi di raffrescamento e pause aggiuntive.

Una risposta diversa rispetto alle ordinanze regionali

Questa organizzazione rappresenta la risposta adottata dalle aziende manifatturiere dove il rischio non deriva dall’esposizione diretta al sole, ma dal microclima interno. È quindi complementare alle ordinanze regionali che tutelano i lavoratori all’aperto, vietando l’attività nelle ore centrali della giornata quando il caldo raggiunge livelli estremi.

Nelle fabbriche, invece, la prevenzione passa soprattutto attraverso una diversa organizzazione dei turni e, quando necessario, anche mediante il ricorso alla cassa integrazione a orario ridotto, così da limitare la permanenza nei reparti più caldi senza interrompere completamente la produzione.