L’ondata di caldo che interesserà gran parte dell’Italia fino al 23 luglio porterà temperature ben oltre la media stagionale, con punte vicine ai 40 gradi in diverse aree del Paese e condizioni di afa persistente. In questo contesto, la cassa integrazione per eventi meteo rappresenta il principale strumento di tutela per i lavoratori, consentendo alle aziende di sospendere o ridurre parzialmente l’attività nelle ore più critiche della giornata, evitando l’esposizione a condizioni che possono provocare stress termico e gravi rischi per la salute.
Ordinanze regionali e stop al lavoro all’aperto
In molte Regioni sono già entrate in vigore ordinanze che vietano lo svolgimento delle attività lavorative all’aperto nelle fasce orarie più calde. In numerosi territori, ad esempio, è previsto lo stop dalle 12.30 alle 16, con ripresa dell’attività soltanto quando le condizioni climatiche tornano a essere compatibili con la sicurezza dei lavoratori.
Per i settori più esposti, come edilizia e installazione, agricoltura, ortoflorovivaisti, logistica, escavazione marmi, e manutenzione stradale, la sospensione dell’attività può essere accompagnata dal ricorso alla cassa integrazione, evitando che il costo della tutela ricada esclusivamente sulle imprese.
La CIG anche per chi lavora nei capannoni
La tutela non riguarda soltanto chi opera sotto il sole. La cassa integrazione può essere richiesta anche quando le lavorazioni si svolgono all’interno di capannoni, magazzini o locali poco ventilati, dove le temperature possono raggiungere livelli incompatibili con lo svolgimento dell’attività lavorativa.
In questi casi il datore di lavoro è obbligato, nell’ambito degli obblighi previsti dalla normativa sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ad adottare tutte le misure necessarie per evitare che i dipendenti siano esposti a condizioni di stress termico. Lo ha ricordato anche l’Ispettorato Nazionale del Lavoro con la nota prot. n. 5484 del 6 luglio 2026. Se non è possibile garantire condizioni di lavoro sicure attraverso interventi organizzativi o tecnici, la sospensione dell’attività con accesso alla cassa integrazione INPS rappresenta una soluzione prevista dall’ordinamento.
Soluzioni possono essere anche pause adeguate e più frequenti, rotazione tra colleghi, sufficiente idratazione e adozione di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), adeguati.
Rimodulare gli orari resta un’alternativa
Quando l’organizzazione aziendale lo consente, resta possibile evitare la sospensione completa dell’attività intervenendo sugli orari di lavoro. Le imprese possono, ad esempio, anticipare l’inizio dei turni alle 6 del mattino anziché alle 8, terminando il lavoro prima dell’arrivo delle temperature più elevate, oppure concentrare parte dell’attività nella fascia pomeridiana successiva alle ore più calde.
Questa soluzione permette di limitare l’esposizione dei lavoratori senza interrompere completamente la produzione.
Più facile accedere alla cassa integrazione
A rafforzare questo sistema di tutela è intervenuto anche il recente decreto legge approvato dal Governo, che ha previsto una disciplina agevolata (‘in deroga’) per la cassa integrazione collegata alle emergenze climatiche.
Le aziende che ricorrono alla CIG per il caldo non sono tenute a versare il contributo addizionale normalmente previsto per le giornate di utilizzo dell’ammortizzatore sociale. Inoltre, le giornate autorizzate per questa specifica causale non vengono conteggiate nel limite massimo di utilizzo della cassa integrazione previsto dalla normativa vigente.
Si tratta di una misura che punta a favorire il ricorso alla sospensione dell’attività ogni volta che il caldo rappresenti un rischio concreto per la salute dei lavoratori, privilegiando la sicurezza rispetto alla continuità produttiva.




