Il rinnovo economico del CCNL Scuola 2025-2027 non riguarda soltanto il personale ancora in servizio. Anche i docenti e il personale ATA che andranno in pensione potranno avere diritto agli arretrati, ma l’importo dipenderà dal periodo effettivamente lavorato prima della cessazione dal servizio.
Docenti e ATA in pensione dal 1° settembre 2025
Per il personale scolastico che ha concluso il servizio con decorrenza della pensione dal 1° settembre 2025, gli arretrati non copriranno l’intero triennio contrattuale.
Il principio è infatti quello della prestazione lavorativa effettivamente svolta. Chi è andato in pensione al termine dell’anno scolastico 2024-2025 potrà ricevere gli arretrati maturati dal 1° gennaio al 31 agosto 2025, cioè gli otto mesi durante i quali è rimasto in servizio prima della cessazione.
Non matureranno invece somme relative ai mesi successivi, in quanto il rapporto di lavoro risulta già concluso.
Pensione dal 1° settembre 2026: spettano due periodi di arretrati
La situazione è più favorevole per i docenti e gli ATA che lasceranno il servizio un anno dopo.
In questo caso gli arretrati comprenderanno l’intero anno 2025, oltre ai primi otto mesi del 2026, corrispondenti al periodo lavorato fino al 31 agosto.
Si tratta quindi di un riconoscimento economico più consistente, perché il dipendente avrà prestato servizio per un periodo maggiore durante la vigenza economica del contratto.
Chi va in pensione dal 1° settembre 2027
Per il personale che accederà alla pensione dal 1° settembre 2027 cambia ancora il meccanismo.
Gli arretrati relativi al 2025 e al 2026 saranno riconosciuti insieme agli altri lavoratori quando verranno liquidati gli importi previsti dal rinnovo contrattuale.
Per quanto riguarda invece il 2027 non sarà previsto alcun conguaglio successivo. Gli aumenti retributivi saranno infatti inseriti negli stipendi percepiti da gennaio ad agosto 2027 e verranno corrisposti direttamente nelle buste paga mensili.
La regola generale sugli arretrati
Gli arretrati del rinnovo economico non vengono riconosciuti automaticamente per l’intero triennio, ma sono sempre calcolati in proporzione ai mesi di servizio effettivamente prestati. Di conseguenza, la data di pensionamento incide direttamente sull’importo spettante.
In sintesi, chi lascia il servizio prima maturerà arretrati limitati ai mesi lavorati, mentre chi rimane in attività più a lungo beneficerà di un numero maggiore di mensilità arretrate. Per chi andrà in pensione dal 1° settembre 2027, invece, gli aumenti dell’ultimo anno del contratto saranno già pagati direttamente nello stipendio, senza necessità di ulteriori conguagli.




