Legge 104, Prende i Permessi e Viene Seguito: la Cassazione Conferma il Licenziamento. Ecco i Motivi

Chiedere un permesso retribuito per assistere un familiare con disabilità e utilizzarlo, invece, prevalentemente per esigenze personali può costare il posto di lavoro. Lo conferma la Corte di Cassazione con la sentenza n. 13155 del 2026, che ha ritenuto legittimo il licenziamento per giusta causa di un lavoratore sorpreso a impiegare i giorni di permesso della Legge 104 in modo non conforme alla loro finalità.

L’indagine che ha fatto emergere l’abuso

La vicenda riguarda un autista-magazziniere che aveva richiesto due giornate di permesso ai sensi dell’articolo 33 della Legge 104/1992 per assistere la madre con disabilità grave.

A far emergere i dubbi del datore di lavoro è stata un’attività investigativa affidata a un’agenzia specializzata. Gli investigatori hanno seguito il dipendente durante entrambe le giornate di assenza, documentando con precisione i suoi spostamenti.

Dagli accertamenti è risultato che il lavoratore aveva trascorso con la madre appena una trentina di minuti il primo giorno e meno di quaranta il secondo. Per il resto del tempo era rimasto nella propria abitazione oppure aveva svolto attività estranee all’assistenza dichiarata.

Sulla base di queste risultanze l’azienda ha avviato il procedimento disciplinare, concluso con il licenziamento.

La decisione dei giudici

Sia il Tribunale sia la Corte d’Appello di Torino hanno ritenuto che il comportamento fosse incompatibile con gli obblighi di correttezza e buona fede che regolano il rapporto di lavoro.

Il dipendente ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che non fosse corretto valutare l’assistenza soltanto in base al tempo trascorso con la madre e richiamando anche la propria lunga anzianità di servizio.

La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile. Essendo intervenuta una cosiddetta “doppia conforme”, cioè due decisioni identiche nei precedenti gradi di giudizio, non era possibile ottenere una nuova valutazione dei fatti.

Quando il permesso viene considerato abusivo

La Cassazione ha ribadito un principio ormai consolidato: i permessi previsti dalla Legge 104 devono essere utilizzati per garantire un’effettiva assistenza alla persona con disabilità.

Non è il conteggio dei minuti, da solo, a determinare automaticamente l’illegittimità della condotta. Ciò che assume rilievo è la destinazione prevalente del tempo di permesso. Se emerge che gran parte della giornata è stata impiegata per interessi personali, il beneficio viene utilizzato in modo distorto.

Secondo i giudici, un simile comportamento provoca un duplice pregiudizio: da un lato il datore di lavoro perde ingiustificatamente la prestazione lavorativa, dall’altro l’INPS sostiene un costo pubblico per una finalità che non viene realmente perseguita. In queste circostanze il venir meno del rapporto fiduciario può giustificare il licenziamento per giusta causa.

I controlli anche nella Pubblica Amministrazione

L’attenzione sull’utilizzo dei permessi Legge 104 riguarda anche il settore pubblico. Le amministrazioni sono infatti tenute a comunicare, tramite il portale PerlaPA, i dati relativi ai permessi fruiti dai dipendenti, sia quando il beneficio è riconosciuto per disabilità personale sia quando viene utilizzato per assistere un familiare con handicap grave.

Il monitoraggio, previsto dalla normativa vigente, consente al Dipartimento della Funzione Pubblica di alimentare una banca dati nazionale utile a verificare il corretto impiego delle agevolazioni, individuare eventuali irregolarità e garantire che le tutele siano effettivamente destinate alle persone con disabilità.