Pensione di Inabilità: Lasci il Lavoro Prima di 60 Anni con Assegno Più Alto

Per chi, a causa di una grave malattia o di una condizione invalidante, non è più in grado di lavorare, esiste una possibilità di pensionamento anticipato senza dover attendere la pensione di vecchiaia. Si tratta della pensione di inabilità, prevista dalla legge n. 222/1984, che consente di ottenere una prestazione economica anche molti anni prima dell’età pensionabile, purché siano rispettati specifici requisiti sanitari e contributivi.

Oltre all’uscita anticipata dal lavoro, questa misura presenta un altro importante vantaggio: il riconoscimento di una maggiorazione contributiva che può incrementare l’importo della pensione.

Chi può ottenere la pensione di inabilità

La prestazione è destinata ai lavoratori iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria e ai fondi sostitutivi o esclusivi dell’INPS che si trovino in una condizione di assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa a causa di infermità o difetti fisici o mentali.

Dal punto di vista contributivo occorrono almeno 5 anni di contribuzione e assicurazione, pari a 260 settimane, di cui almeno 3 anni (156 settimane) versati nei cinque anni precedenti la domanda.

È inoltre necessario cessare qualsiasi attività lavorativa, cancellarsi dagli eventuali albi professionali e rinunciare ai trattamenti sostitutivi della retribuzione, come quelli di disoccupazione. Se tali adempimenti vengono effettuati dopo la domanda, la pensione decorrerà dal mese successivo.

Si può andare in pensione anche a 50 o 52 anni

Uno degli aspetti meno conosciuti della pensione di inabilità è che non richiede il raggiungimento dei 60 anni, né tantomeno dell’età prevista per la pensione di vecchiaia.

Un lavoratore di 50, 52 o 55 anni – solo per fare alcuni esempi – se riconosciuto totalmente e permanentemente inabile al lavoro e in possesso dei requisiti contributivi, può ottenere immediatamente la pensione.

Si tratta quindi di una tutela importante per chi, a causa delle proprie condizioni di salute, non è più in grado di continuare l’attività lavorativa e non potrebbe attendere molti anni prima di percepire una pensione.

La maggiorazione che aumenta l’importo

Oltre al diritto al pensionamento anticipato, la normativa riconosce una particolare maggiorazione contributiva.

L’INPS, con il messaggio n. 219 del 4 gennaio 2013, ha chiarito che per le pensioni di inabilità liquidate con il sistema contributivo si applicano le disposizioni dell’articolo 1, comma 15, della legge n. 335/1995.

In pratica, al montante contributivo maturato dal lavoratore viene aggiunta una contribuzione figurativa riferita al periodo che intercorre tra la decorrenza della pensione e il compimento dei 60 anni di età. Tale quota viene calcolata sulla media delle retribuzioni pensionabili degli ultimi cinque anni di contribuzione, rivalutate secondo la normativa vigente.

Questo meccanismo consente di incrementare il valore della pensione, compensando almeno in parte gli anni di contribuzione che il lavoratore non potrà più versare a causa della perdita definitiva della capacità lavorativa.

Rimane tuttavia un limite preciso: considerando anche la maggiorazione, l’anzianità contributiva complessiva non può superare 40 anni. Proprio questa valorizzazione dei contributi rende la pensione di inabilità una delle tutele più favorevoli previste dall’ordinamento per i lavoratori colpiti da patologie particolarmente gravi.