La distanza tra chi guida le maggiori multinazionali europee e chi ci lavora, come operaio o impiegato, continua ad aumentare. A fotografare il fenomeno è il nuovo rapporto di Oxfam sulle 100 più grandi imprese europee, analizzate attraverso il “Corporate Inequality Framework”. L’indagine prende in esame il periodo 2022-2024 e considera retribuzioni, distribuzione degli utili, parità di genere e politiche ambientali.
CEO a 6 milioni di euro, il divario arriva a 361 volte
Il dato più significativo riguarda le buste paga dei vertici. Nel 2024 un amministratore delegato ha ricevuto mediamente 6 milioni di euro, con una remunerazione equivalente a 78 volte quella media dei dipendenti. Due anni prima il rapporto era pari a circa 74 volte.
Le differenze diventano molto più ampie osservando le singole società. Secondo Oxfam, Carrefour raggiunge un rapporto di 361 a 1, seguita da Compass Group con 352 a 1 e Inditex con 322 a 1.
Anche gli importi assoluti mostrano dimensioni considerevoli: nel campione esaminato, nel 2024 la remunerazione più elevata è quella di Stellantis, pari a 22 milioni di euro, davanti a Novartis con 20,3 milioni e AstraZeneca con 17,8 milioni.
Agli azionisti il 68% degli utili
Il rapporto non si concentra soltanto sugli stipendi. Tra il 2022 e il 2024 le cento società hanno destinato agli azionisti mediamente il 68% dei profitti. La percentuale, inizialmente comunicata da Oxfam come 70% per effetto dell’arrotondamento, è stata successivamente precisata dall’organizzazione.
Ci sono situazioni ancora più estreme: nel 2024 Telefónica ha registrato un rapporto tra distribuzioni agli azionisti e profitti del 1.051%, mentre BP ha raggiunto il 997%. Sei gruppi, tra cui Bayer, Deutsche Bahn e Vodafone, hanno remunerato gli azionisti pur chiudendo l’anno in perdita.
Per Oxfam questa impostazione sottrae risorse che potrebbero essere indirizzate verso salari e investimenti necessari alla transizione ambientale.
Il divario riguarda anche uomini e donne
Le disuguaglianze attraversano anche il mercato del lavoro nel suo complesso. Gli ultimi dati Eurostat indicano che nel 2024 nell’Unione europea la retribuzione oraria lorda femminile è stata mediamente dell’11,1% inferiore a quella maschile.
Ancora maggiore è la distanza nell’occupazione: il tasso degli uomini tra 20 e 64 anni era dell’80,8%, contro il 70,8% delle donne. L’Italia presentava addirittura il gender employment gap più elevato dell’UE, pari a 19,4 punti percentuali.
Oxfam chiede quindi di intervenire sulla distribuzione della ricchezza prodotta dalle grandi aziende, limitando i dividendi finché non siano assicurati salari adeguati lungo la filiera e maggiori investimenti nella transizione ecologica. Tra le proposte avanzate dall’organizzazione figura anche un rapporto massimo di 1 a 20 tra remunerazione del dirigente e salario mediano aziendale.




