Il datore di lavoro che assume una madre con almeno tre figli può ottenere un esonero contributivo fino a 8.000 euro l’anno. Ma cosa succede se, dopo l’assunzione, uno dei figli compie 18 anni?
La Circolare INPS n. 82 del 29 luglio 2026 chiarisce che il beneficio non si perde per questo motivo.
La misura riguarda le assunzioni effettuate dal 1° gennaio 2026. Il requisito dei tre figli under 18 conta infatti al momento dell’assunzione: se in quella data la lavoratrice possiede tutte le condizioni richieste, il successivo compimento della maggiore età di uno dei figli non fa decadere l’esonero
Il requisito dei 3 figli vale al momento dell’assunzione
Per accedere all’incentivo, la lavoratrice deve avere almeno tre figli con meno di 18 anni quando il datore la assume.
L’INPS precisa che il requisito anagrafico si considera rispettato fino a 17 anni e 364 giorni.
La madre deve inoltre risultare priva di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.
Se queste condizioni esistono al momento dell’assunzione, il datore può accedere all’esonero previsto dalla Legge di Bilancio 2026.
Se un figlio compie 18 anni, l’esonero continua
Il chiarimento INPS elimina uno dei dubbi principali.
Se uno dei figli compie 18 anni dopo l’assunzione, il datore non perde il beneficio già riconosciuto.
Lo stesso vale se successivamente uno dei figli:
- esce dal nucleo familiare;
- non convive più con la madre;
- viene affidato esclusivamente al padre.
L’INPS chiarisce inoltre che, se la lavoratrice ha più di tre figli, alcuni possono anche essere maggiorenni: basta che al momento dell’assunzione almeno tre abbiano meno di 18 anni.
Diverso il caso in cui il terzo figlio nasca dopo l’assunzione: la nascita successiva non consente di acquisire il requisito retroattivamente.
Quando spettano gli 8.000 euro
L’agevolazione consiste nell’esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi INAIL.
Il tetto massimo arriva a 8.000 euro l’anno, pari a 666,66 euro al mese.
Per i rapporti part-time il limite scende in proporzione all’orario di lavoro.
L’incentivo riguarda i datori di lavoro privati, compreso il settore agricolo, e si applica alle assunzioni a tempo determinato, indeterminato e in somministrazione.
Restano esclusi lavoro domestico, apprendistato e lavoro intermittente.
Quanto dura l’agevolazione
La durata cambia in base al contratto.
L’esonero spetta per 12 mesi in caso di assunzione a tempo determinato, anche in somministrazione.
Se un rapporto a termine già agevolato viene trasformato a tempo indeterminato, il beneficio può arrivare a 18 mesi complessivi dalla prima assunzione.
In caso di assunzione direttamente a tempo indeterminato, l’esonero può durare fino a 24 mesi.
Il chiarimento INPS rende quindi più semplice la gestione dell’incentivo: l’età dei figli si verifica all’inizio del rapporto agevolato e non va ricalcolata durante tutta la durata del beneficio.



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