Lavorare da remoto in un piccolo comune di montagna, allontanandosi dal caldo delle città e ottenendo anche un importante incentivo per il datore di lavoro. Sembrava un’opportunità destinata a partire nel 2026, ma chi sperava di trasferirsi approfittando del bonus dovrà ancora aspettare. Nonostante sia stato pubblicato il primo provvedimento necessario, manca ancora un passaggio decisivo e, fino a quel momento, l’agevolazione resta di fatto bloccata.
Cos’è il bonus smart working in montagna e chi può beneficiarne
Il bonus è stato introdotto dalla Legge n. 131/2025 con l’obiettivo di favorire il ripopolamento dei piccoli comuni montani e incentivare il lavoro agile.
L’agevolazione non viene riconosciuta direttamente al lavoratore, ma al datore di lavoro privato che consente al dipendente di svolgere l’attività in modalità smart working come modalità ordinaria.
Per poter rientrare nella misura devono essere rispettati alcuni requisiti:
- il lavoratore deve essere assunto con contratto a tempo indeterminato;
- non deve aver compiuto 41 anni alla data del 20 settembre 2025, giorno di entrata in vigore della legge;
- deve trasferire sia la residenza sia il domicilio in un comune montano con meno di 5.000 abitanti che rientrerà tra quelli individuati dalla normativa.
Un aspetto importante riguarda proprio il requisito anagrafico. Conta esclusivamente l’età posseduta il 20 settembre 2025. Chi in quella data non aveva ancora compiuto 41 anni mantiene il diritto anche se il trasferimento avviene successivamente, quando ha già superato quella soglia.
Quanto vale l’incentivo
Per le imprese il beneficio consiste in un consistente sgravio sui contributi previdenziali dovuti per il lavoratore. Nel dettaglio:
- per il 2026 e il 2027 è previsto un esonero del 100% dei contributi previdenziali, fino a un massimo di 8.000 euro l’anno;
- per il 2028 e il 2029 lo sgravio scende al 50%, con un limite di 4.000 euro annui;
- nel 2030 l’agevolazione sarà pari al 20%, fino a un massimo di 1.600 euro.
Restano esclusi i premi INAIL.
Perché il bonus è ancora bloccato
Il 7 luglio scorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Dpcm che contiene la classificazione dei comuni montani italiani, un passaggio previsto dalla legge. Tuttavia questo non è sufficiente per far partire l’incentivo.
La normativa prevede infatti un ulteriore decreto del Ministero del Lavoro, da adottare insieme al Ministero dell’Economia, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e al Ministero per gli Affari regionali. Sarà questo provvedimento a individuare concretamente i comuni che potranno beneficiare della misura, incrociando la classificazione già pubblicata con altri indicatori, come lo spopolamento, il reddito e la disponibilità dei servizi sul territorio.
Fino a quando questo decreto non verrà emanato, il bonus non potrà diventare operativo.
Ma non solo. L’iter non finirà con il decreto attuativo. Una volta pubblicato il provvedimento ministeriale, l’INPS dovrà emanare una propria circolare con le istruzioni operative, spiegando ai datori di lavoro come richiedere e utilizzare concretamente l’esonero contributivo. Solo dopo questo ultimo passaggio le aziende potranno iniziare a beneficiare dell’incentivo.
Un ritardo che pesa anche in piena estate
Il rinvio arriva proprio mentre molte città italiane stanno affrontando temperature molto elevate. Per qualcuno il bonus avrebbe potuto rappresentare un incentivo concreto per trasferirsi stabilmente in un piccolo comune montano, lavorando da remoto e trovando un clima più fresco rispetto ai grandi centri urbani.
Al momento, però, questa possibilità resta solo teorica. Senza gli ultimi provvedimenti attuativi, chi stava valutando il trasferimento dovrà attendere ancora prima di poter contare sulle agevolazioni previste dalla legge.
Quando potrebbe partire il bonus
Al momento non è stata comunicata una data per l’emanazione del decreto attuativo né per la successiva circolare dell’INPS. Di conseguenza non è possibile sapere quando il bonus diventerà effettivamente operativo.
L’auspicio è che i provvedimenti arrivino nei prossimi mesi, così da consentire alle imprese di utilizzare l’agevolazione prevista già per il 2026. Fino ad allora, però, la misura resta sulla carta.



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