Aver lavorato prima nel settore privato e successivamente nella Pubblica amministrazione non significa necessariamente lasciare contributi inutilizzati. È il caso, ad esempio, di un’infermiera che abbia trascorso alcuni anni alle dipendenze di strutture sanitarie private per poi essere assunta da un’azienda sanitaria pubblica.
In situazioni di questo tipo entra in gioco la totalizzazione dei periodi assicurativi, disciplinata dal decreto legislativo 42/2006. Si tratta di uno strumento gratuito che permette di utilizzare la contribuzione presente in gestioni differenti per ottenere un’unica pensione.
Totalizzazione, non bisogna trasferire i contributi
La prima caratteristica da conoscere è che la totalizzazione non sposta materialmente i contributi da una gestione previdenziale all’altra.
I periodi assicurativi vengono considerati congiuntamente ai fini pensionistici e ciascuna gestione determina la propria quota di trattamento in relazione alla contribuzione di competenza. L’importo complessivo viene poi corrisposto dall’INPS.
La possibilità riguarda non soltanto chi ha alternato lavoro pubblico e privato. Possono rientrare, tra gli altri, periodi maturati nell’AGO, nelle forme sostitutive, esclusive ed esonerative, nella Gestione Separata e presso le Casse professionali interessate dalla disciplina.
Attenzione a una regola fondamentale: non è possibile scegliere soltanto i periodi più convenienti. La totalizzazione deve riguardare tutte le gestioni interessate e integralmente i periodi presenti in ciascuna di esse.
Quando si presenta la domanda?
Non serve chiedere la totalizzazione appena si passa, ad esempio, da una clinica privata a un ospedale pubblico. La procedura viene attivata in relazione alla richiesta della prestazione pensionistica.
La domanda deve essere presentata all’ultimo ente previdenziale di iscrizione, indicando tutte le gestioni nelle quali risultano accreditati contributi. Sarà poi l’ente che riceve l’istanza ad avviare il procedimento con gli altri soggetti previdenziali interessati.
Per la pensione di vecchiaia in totalizzazione l’INPS indica attualmente 66 anni di età e almeno 20 anni di contribuzione complessiva, fermo restando l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita previsto dalla normativa.
Attenzione alle finestre di 18 e 21 mesi
C’è però un aspetto decisivo da valutare prima di scegliere questo strumento. La pensione di vecchiaia in totalizzazione prevede una finestra di 18 mesi dal perfezionamento dei requisiti.
Per la pensione di anzianità in totalizzazione, invece, nel biennio 2025-2026 sono richiesti 41 anni di contribuzione, indipendentemente dall’età, e la finestra prevista è di 21 mesi. Per raggiungere tale requisito non vengono considerati i contributi figurativi per disoccupazione e malattia.
La totalizzazione è dunque gratuita, ma non è automaticamente la soluzione più conveniente. Prima della pensione è opportuno confrontarla con gli altri strumenti disponibili, in particolare cumulo gratuito e ricongiunzione, perché requisiti, decorrenza e modalità di calcolo possono produrre risultati economici molto differenti.




