Passare dal sostegno al posto comune può rappresentare un cambiamento professionale molto più impegnativo di quanto si possa immaginare. A raccontarlo all Redazione di TuttoLavoro24.it è una docente della scuola primaria, entrata in ruolo su posto comune attraverso il concorso PNRR1 dopo aver lavorato per sei anni come precaria sul sostegno.
Un’esperienza che mette in evidenza difficoltà concrete con cui possono confrontarsi molti insegnanti che affrontano lo stesso passaggio.
Sei anni sul sostegno prima del ruolo
La docente racconta di aver iniziato giovanissima, ancora durante gli studi universitari, lavorando sul sostegno senza specializzazione, inizialmente attraverso le MAD e successivamente dalla seconda fascia delle GPS.
Una scelta dettata anche dalle maggiori possibilità di ottenere una supplenza, ma diventata negli anni una componente fondamentale della sua formazione professionale.
Il sostegno, spiega, le ha insegnato soprattutto a osservare gli alunni, individuare le difficoltà e cercare strategie differenti quando un metodo non funziona. Competenze che si sono rivelate preziose anche successivamente davanti a un’intera classe.
Il passaggio al posto comune, però, non è stato automatico. Nonostante i sei anni trascorsi nelle scuole e la conoscenza di collegi, programmazioni e dinamiche scolastiche, all’inizio del ruolo la docente racconta di essersi sentita nuovamente «persa e spaesata».
Progettazione e gestione della classe: le difficoltà
Uno degli ostacoli principali è stato imparare a progettare per l’intera classe. Non significa semplicemente scegliere una pagina del libro o preparare una scheda, ma partire dagli obiettivi didattici e trasformarli in attività adeguate ai diversi livelli degli alunni.
A questo si aggiunge la necessità di capire quanto tempo dedicare a ogni argomento e soprattutto come non lasciare indietro chi incontra difficoltà senza rallentare gli altri.
Anche la gestione della classe ha richiesto un cambio di prospettiva. Inizialmente l’obiettivo sembrava essere ottenere il silenzio. Con l’esperienza, invece, la docente ha compreso l’importanza di costruire routine, relazioni e condizioni che permettano agli alunni di lavorare, anche senza un silenzio assoluto.
Valutazione e rapporto con le famiglie
Un’altra responsabilità riguarda la valutazione. Con oltre 20 bambini in classe diventa difficile osservare continuamente progressi, regressioni e fragilità di ciascuno.
Da qui l’importanza del confronto con gli altri docenti, compresi gli insegnanti di sostegno: gli occhi dei colleghi possono cogliere aspetti che un singolo insegnante non riesce a vedere.
C’è infine il rapporto con le famiglie. Comunicare una difficoltà senza ricorrere a etichette e spiegare le proprie scelte didattiche richiede esperienza e trasparenza.
Dopo due anni sul posto comune, la conclusione della docente è chiara: non esiste necessariamente un ruolo “migliore” dell’altro. L’obiettivo è piuttosto portare nel posto comune quanto imparato sul sostegno, facendo dell’esperienza precedente una risorsa per tutta la classe.




