Il progetto di costruire una pensione fin dalla nascita continua ad arricchirsi di nuovi contributi. Dopo le proposte arrivate dai presidenti di INPS e Covip e l’apertura del Governo, nel dibattito sono intervenuti anche la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola e, da ultimo, Maurizio Grifoni, presidente di Fon.Te., il fondo pensione negoziale che tutela i lavoratori terziario, commercio, servizi, intervistato dal quotidiano Milano Finanza.
L’obiettivo è creare per ogni bambino una sorta di salvadanaio previdenziale, alimentato inizialmente dallo Stato e successivamente dalla famiglia, così da sfruttare decenni di accumulo prima dell’età pensionabile.
Da Fava e Pepe parte il progetto per i neonati
Il presidente dell’INPS Gabriele Fava ha rilanciato l’idea di assegnare a ogni nuovo nato un libretto di risparmio previdenziale. La proposta riprende un progetto già sostenuto dal presidente della Covip Mario Pepe, che aveva tentato di inserirlo nella precedente legge di Bilancio.
Pepe ha ipotizzato un salvadanaio nel quale la famiglia possa versare fino a 100 euro al mese, accompagnato da un contributo iniziale pubblico. Nelle ipotesi circolate è entrata anche la cifra di 1.000 euro, collegata alle risorse destinate al Bonus nuovi nati già erogato da INPS. Non significa, tuttavia, che sia già stato deciso un versamento statale di 1.000 euro per ogni bambino: la misura deve ancora essere definita e finanziata.
La ministra del Lavoro Marina Calderone ha confermato che il Governo sta valutando la fattibilitĂ del fondo e che le coperture potrebbero essere individuate senza sottrarre risorse agli strumenti esistenti. Per partire, ha osservato, potrebbero essere sufficienti anche piccoli importi.
Fumarola: coinvolgere i fondi pensione negoziali
Nel dibattito è intervenuta anche Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, secondo cui il fondo previdenziale per i nuovi nati merita attenzione e non può essere liquidato come una semplice proposta estiva.
La Cisl pone però una questione decisiva: chi dovrà gestire questi soldi? Fumarola invita a non affidare l’intero meccanismo alla gestione pubblica e propone di valorizzare anche i fondi pensione negoziali, che dispongono già di strutture, esperienza e costi contenuti.
Fon.Te.: 1.000 euro da soli non bastano
L’ultimo contributo arriva dal presidente di Fon.Te., Maurizio Grifoni. Il punto di partenza è semplice: in realtà la possibilità di iscrivere alla previdenza complementare i familiari fiscalmente a carico, compresi i bambini, esiste già in base al decreto legislativo 252 del 2005.
Il vero problema, quindi, non sarebbe soltanto aprire il fondo, ma trovare il modo di continuare a versarci denaro per 18 o 20 anni, quando il bambino non ha ancora un reddito.
Grifoni sintetizza il concetto osservando che “mille euro non sono una pensione”: rappresenterebbero una dotazione iniziale, mentre per costruire un capitale significativo serve un flusso costante di risorse.
Il precedente inglese: tra 250 e 500 sterline
Fon.Te. richiama proprio l’esperienza britannica del Child Trust Fund. Il Governo inglese versava inizialmente un buono compreso tra 250 e 500 sterline. In molti casi, però, quel contributo pubblico rimase praticamente l’unico versamento effettuato.
Secondo Grifoni è proprio l’errore che l’Italia dovrebbe evitare: aprire migliaia di posizioni previdenziali senza creare contemporaneamente un sistema capace di alimentarle nel tempo.
La nuova idea: il cashback finanzia la pensione dei figli
Da qui nasce la proposta sulla quale sta lavorando Fon.Te.: utilizzare un meccanismo di cashback per trasformare una piccola parte dei consumi quotidiani della famiglia in risparmio previdenziale per il bambino.
La spesa al supermercato, il carburante o altri acquisti potrebbero quindi contribuire, attraverso il cashback, ad alimentare progressivamente la posizione. In questo modo non sarebbe necessario chiedere alle famiglie di trovare ogni mese nuove somme da risparmiare.
Fon.Te. sta lavorando a questa infrastruttura nell’ambito del progetto Fon.Te. Kids e Grifoni ha annunciato la disponibilità a mettere la piattaforma a disposizione del sistema.
La partita, dunque, è ancora aperta. I 1.000 euro non sono oggi un bonus pensionistico approvato, ma rappresentano una delle cifre entrate nel confronto. Il vero salto di qualità potrebbe arrivare se alla dotazione pubblica iniziale venisse affiancato un meccanismo permanente capace di far crescere il capitale del bambino per decenni.




