Agricoli, Mancano i Contributi per la Pensione? Quanto Costa Versarli nel 2026

Agricoli

Nel settore agricolo esistono casi in cui il lavoratore può versare personalmente contributi all’INPS per evitare vuoti nella posizione previdenziale o integrare la contribuzione già maturata.

Non si tratta di un modo automatico per andare prima in pensione. I versamenti servono piuttosto a coprire periodi utili ai fini pensionistici, quando ricorrono le condizioni previste dalla legge e dall’INPS.

Per il 2026 importi e modalità di calcolo sono indicati nella circolare INPS n. 69 del 22 giugno 2026.

Contributi volontari: a cosa servono

La prosecuzione volontaria permette, dopo l’autorizzazione INPS, di continuare a versare contributi quando la contribuzione obbligatoria si interrompe.

Può essere utile, per esempio, a chi ha periodi scoperti e deve raggiungere un determinato requisito contributivo per la pensione.

Nel settore agricolo esiste inoltre una seconda possibilità specifica: i contributi integrativi volontari, previsti per alcune categorie di operai agricoli.

Quanto pagano coltivatori diretti e IAP

Per coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali (IAP) il contributo volontario cambia in base alla classe di reddito settimanale.

Dal 1° gennaio 2026 gli importi teorici indicati dall’INPS sono:

  • 68,12 euro a settimana nella prima classe;
  • 79,07 euro nella seconda;
  • 100,97 euro nella terza;
  • 122,87 euro nella quarta. 

La classe dipende dal reddito settimanale di riferimento, quindi non esiste una cifra uguale per tutti.

Per le prime due classi operano inoltre alcuni importi minimi stabiliti dalla legge, che possono far salire il contributo effettivamente dovuto.

Quanto può costare in un anno

Un esempio serve solo per capire l’ordine di grandezza.

Con un contributo settimanale di 122,87 euro, 52 settimane corrisponderebbero a circa 6.389 euro.

Questo non significa però che ogni lavoratore debba versare un anno intero: il costo dipende dal numero di settimane che devono essere effettivamente coperte e dalla posizione previdenziale individuale.

Per gli operai agricoli il calcolo è diverso

Per i lavoratori agricoli dipendenti autorizzati alla prosecuzione volontaria, nel 2026 l’aliquota di riferimento è pari al 30,50%.

La circolare distingue quindi nettamente gli operai agricoli dagli autonomi: il metodo di calcolo non è lo stesso

Operai agricoli: integrazione fino a 270 giornate

Per gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato esiste inoltre una regola specifica prevista dall’articolo 4 del DPR n. 1432/1971.

Nelle condizioni previste, è possibile chiedere contributi integrativi volontari fino al raggiungimento di 270 giornate annue.

Nel 2026 questi contributi vengono calcolati sulla retribuzione effettivamente percepita, applicando l’aliquota IVS del 30,50%

Questa possibilità è diversa dalla prosecuzione volontaria ordinaria: serve proprio a integrare le giornate contributive agricole dell’anno.

Quando possono essere utili

I contributi volontari possono avere senso soprattutto quando mancano periodi utili per raggiungere un requisito pensionistico.

Prima di versare, però, conviene controllare l’estratto conto contributivo INPS e verificare:

  • quanti contributi risultano già accreditati;
  • quali periodi sono scoperti;
  • quante settimane o giornate servono realmente;
  • quanto costerebbe coprirle.

Il punto da ricordare è questo: versare contributi volontari può aiutare a raggiungere i requisiti pensionistici, ma la convenienza dipende dalla posizione personale e va valutata prima di effettuare il pagamento.