Percepivano aiuti pubblici destinati alle famiglie, ma nel frattempo avevano incassato vincite ai giochi online. Secondo la Guardia di finanza, quelle somme non erano state dichiarate all’INPS e avrebbero consentito a 22 persone di ricevere sussidi senza averne diritto.
È il risultato dell’operazione “Tris”, condotta nel Verbano-Cusio-Ossola e riportata dall’ANSA il 16 ottobre. Gli investigatori hanno ricostruito 11 milioni di euro di vincite complessive e oltre 414 mila euro di prestazioni pubbliche ritenute indebite. Sono due cifre diverse: la prima riguarda il gioco, la seconda i soldi ricevuti dallo Stato.
Che cosa viene contestato ai beneficiari
Il problema, secondo gli investigatori, non è aver giocato o aver vinto. L’accusa riguarda le informazioni economiche non dichiarate per ottenere o continuare a ricevere gli aiuti.
In pratica, le persone coinvolte avrebbero presentato una situazione economica diversa da quella effettiva: nelle dichiarazioni utilizzate per accedere ai sostegni non sarebbero emerse le somme provenienti dal gioco.
Le verifiche sui conti hanno invece fatto emergere quelle disponibilità. Secondo la ricostruzione dell’indagine, le vincite non sarebbero state comunicate all’INPS né indicate nella documentazione collegata all’ISEE. Per questo i finanzieri ritengono che una parte degli aiuti sia stata pagata senza che ne ricorressero le condizioni.
Oltre 414 mila euro: quali aiuti dovrebbero essere restituiti
Gli importi contestati comprendono più prestazioni, ricevute anche negli anni precedenti. Nel dettaglio si tratta di:
- poco più di 189 mila euro di Assegno di Inclusione;
- circa 179 mila euro di Reddito di cittadinanza;
- oltre 43 mila euro di Assegno Unico;
- circa 2 mila euro di assegno di maternità;
- 1.200 euro di Reddito di emergenza.
Sono somme complessive riferite alle persone coinvolte: non significa che ciascuno abbia ricevuto tutti questi aiuti.
Perché l’indagine riguarda anche l’Assegno Unico
Secondo la ricostruzione pubblicata, anche una parte dell’Assegno Unico sarebbe stata ricevuta indebitamente. Le fonti consultate, però, non precisano per ogni famiglia come sia stato calcolato l’importo da recuperare. Non si può quindi affermare che tutte le persone coinvolte dovessero perdere completamente questa prestazione.
Le 22 persone sono state segnalate all’autorità giudiziaria e all’INPS per il recupero delle somme ritenute non spettanti. Il procedimento è ancora nelle indagini preliminari: essere denunciati non significa essere stati condannati. Le responsabilità dovranno essere accertate nel corso del procedimento.




