Dal 1° gennaio 2027 andare in pensione potrà significare ricevere un assegno più basso, a parità di età e contributi accumulati. La revisione dei coefficienti di trasformazione per il biennio 2027-2028 riduce infatti gli importi delle nuove pensioni calcolate con il sistema contributivo. Nelle simulazioni riportate, la perdita raggiunge 845 euro lordi annui.
Il decreto direttoriale del 16 ottobre 2026, pubblicato dal Ministero del Lavoro, aggiorna i parametri utilizzati per trasformare i contributi versati durante la carriera in una pensione annua. Le nuove regole decorreranno dal prossimo gennaio. lavoro.gov.it
Perché le nuove pensioni saranno più basse
Il meccanismo parte dal montante contributivo, cioè il capitale previdenziale accumulato attraverso i versamenti e le relative rivalutazioni. Moltiplicandolo per il coefficiente corrispondente all’età del pensionamento si ottiene l’importo annuo della pensione.
Se il coefficiente diminuisce, lo stesso capitale produce un assegno inferiore. A 67 anni il parametro passa dal 5,608% al 5,514%: una riduzione di circa l’1,68% sulla componente contributiva.
L’effetto riguarda interamente chi ha cominciato a versare dal 1996 e rientra nel contributivo puro. Per chi appartiene al sistema misto, invece, interessa soltanto la quota contributiva. Sono coinvolti anche i trattamenti liquidati attraverso opzioni che prevedono il calcolo interamente contributivo.
Quanto si perde con stipendi da 30mila a 50mila euro
Le simulazioni confrontano tre fasce di retribuzione annua lorda e differenti età di uscita. Gli importi sono indicativi: lo stipendio, da solo, non basta a determinare la pensione, che dipende soprattutto dalla storia contributiva individuale.
Con una retribuzione di 30mila euro, la riduzione stimata ammonta a 313 euro annui nell’ipotesi di uscita a 64 anni, 372 euro a 67 anni e 507 euro a 71 anni.
Per chi guadagna 40mila euro, le perdite salgono rispettivamente a 417, 496 e 676 euro lordi annui.
Con 50mila euro di retribuzione, il calo raggiunge 521 euro a 64 anni, 620 euro a 67 anni e il massimo di 845 euro a 71 anni.
Quest’ultimo esempio corrisponde a circa 65 euro lordi in meno per ciascuna delle tredici mensilità: l’assegno simulato scende da 3.305 a 3.240 euro.
Chi è già pensionato subisce il taglio?
La revisione interessa il calcolo delle pensioni con decorrenza nel nuovo biennio. Non comporta un ricalcolo generalizzato degli assegni già liquidati.
Anche le proiezioni delle perdite sull’intera vita pensionistica vanno lette come stime: dipendono dalla durata effettiva della prestazione e dalle ipotesi adottate.
Nel 2027 si dovrà anche lavorare più a lungo
Alla riduzione dei coefficienti si aggiunge l’aumento dei requisiti. Nel 2027 la vecchiaia ordinaria richiederà 67 anni e un mese, che diventeranno 67 anni e tre mesi nel 2028.
Per l’anticipata ordinaria serviranno, nel 2027, 42 anni e 11 mesi di contributi agli uomini e 41 anni e 11 mesi alle donne, oltre alla finestra applicabile. Nel 2028 scatteranno altri due mesi. Restano da verificare eventuali esenzioni previste per specifiche categorie di lavoratori.




