Gli aumenti delle pensioni nel 2027 potrebbero essere più bassi per una parte dei pensionati. Tra le ipotesi sulla prossima legge di Bilancio – nella bozza uscita dal Consiglio dei Ministri del 28 ottobre – circola una revisione della rivalutazione, cioè dell’adeguamento degli assegni al costo della vita.
Si tratta di indicazioni ancora da confermare, in attesa dei testi e delle comunicazioni ufficiali. Il possibile intervento riguarderebbe soprattutto le pensioni superiori a quattro volte il trattamento minimo INPS.
Taglio degli aumenti: cosa potrebbe cambiare
L’ipotesi prevede il passaggio dal sistema di rivalutazione per scaglioni a un meccanismo articolato in sei blocchi, con percentuali decrescenti al crescere della pensione.
La differenza riguarda il calcolo: nel sistema a blocchi la percentuale ridotta si applica all’intero trattamento. Questo può determinare un aumento inferiore rispetto al sistema per scaglioni, che riconosce percentuali diverse sulle singole quote della pensione.
Il taglio riguarderebbe quindi gli aumenti attesi, attraverso un recupero solo parziale dell’inflazione.
Le sei fasce e gli importi delle pensioni
Per comprendere quali assegni potrebbero essere coinvolti, si può utilizzare come riferimento il trattamento minimo INPS 2026 di 611,85 euro lordi mensili, indicato dalla circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025.
Applicando a questo valore le soglie dell’ipotesi, la rivalutazione sarebbe riconosciuta:
- al 100% dell’inflazione per le pensioni fino a 2.447,40 euro lordi mensili, pari a quattro volte il minimo;
- al 90% per gli assegni oltre 2.447,40 euro e fino a 3.059,25 euro, cioè fino a cinque volte il minimo;
- al 60% oltre 3.059,25 euro e fino a 3.671,10 euro, pari a sei volte il minimo;
- al 50% oltre 3.671,10 euro e fino a 4.894,80 euro, cioè fino a otto volte il minimo;
- al 40% oltre 4.894,80 euro e fino a 6.118,50 euro, pari a dieci volte il minimo;
- al 35% per le pensioni superiori a 6.118,50 euro lordi mensili.
Questi importi sono calcolati sul trattamento minimo 2026 e non rappresentano le soglie definitive del 2027. Il prossimo anno il minimo sarà a sua volta rivalutato e, di conseguenza, saranno aggiornati anche i limiti delle fasce.
Quanto potrebbe diminuire l’aumento
Le percentuali indicate rappresentano la quota di inflazione riconosciuta. Con un’inflazione ipotetica del 2%, ad esempio, riconoscerne il 60% significherebbe aumentare la pensione dell’1,2%.
Secondo lo scenario descritto, i risparmi potrebbero contribuire a finanziare nuovi interventi sulle pensioni anticipate. Percentuali, soglie e clausole di salvaguardia restano però da confermare: per conoscere gli aumenti effettivi sarà necessario attendere le disposizioni ufficiali e il tasso di rivalutazione applicabile al 2027.




