Un utilizzo scorretto dei social durante un periodo di malattia può costare caro: lo ha precisato di recente la Corte d’Appello di Roma, che ha confermato il licenziamento di un dipendente malato che pubblicava foto e video in palestra, in palese contrasto con le prescrizioni mediche.
Vediamo nel dettaglio i casi portati all’attenzione dei giudici.
Postare in malattia: cosa non fare
La sentenza n. 4047/2025 della Corte d’Appello di Roma ha stabilito che è legittimo il licenziamento di chi, in malattia, mostra sui social comportamenti incompatibili con il proprio stato di salute. Il caso riguardava un lavoratore che pubblicava regolarmente contenuti dalla palestra, contraddicendo le indicazioni mediche e violando l’obbligo di correttezza e buona fede previsto dagli articoli 1175 e 1375 del codice civile.
Non si tratta di un episodio isolato. Il Tribunale di Napoli, con la sentenza n. 658/2025, ha confermato il licenziamento di un dipendente che, durante un permesso studio, ha postato foto da una vacanza.
Analogamente, il Tribunale di Benevento (sentenza n. 1053/2024) ha validato il licenziamento di un dipendente in malattia che ha pubblicato un video che lo ritraeva mentre suonava con la propria band.
Denigrare l’azienda sui social può costare il posto di lavoro
Ma anche usare i propri profili social per denigrare l’azienda per cui si lavora può portare al licenziamento. Soprattutto se l’azienda è citata o riconoscibile.
È il caso di una commessa licenziata per aver postato su TikTok un video in cui criticava il lavoro in tono scherzoso. Con la sentenza n. 6854/2023 del Tribunale di Roma, il licenziamento è stato dichiarato legittimo perché danneggiava l’immagine aziendale.
Attenzione dunque: post, selfie, e stories possono costare il licenziamento se minano la reputazione d’impresa.
In conclusione: usare i social con prudenza
Tutti i casi sopra citati hanno un elemento in comune: il comportamento del lavoratore ha compromesso il rapporto fiduciario con l’azienda, elemento centrale per la legittimità del licenziamento.
Quando la fiducia viene meno, il datore di lavoro può agire anche in modo drastico, soprattutto se le prove sono pubbliche e inequivocabili. Pertanto:
- Evita di pubblicare contenuti che possano contraddire lo stato di malattia o permessi.
- Ricorda che anche fuori dall’orario di lavoro, i tuoi post sono pubblici e possono essere usati come prove in tribunale.
- Il licenziamento è legittimo quando si dimostra un danno alla fiducia tra lavoratore e azienda.




